lunedì 6 gennaio 2014

LO YOGA FA MALE



Non praticate yoga! Lo yoga fa male.
No, non sto dicendo di non praticare asana, o di non fare esercizi respiratori, per carità: gli asana rinvigoriscono il corpo, e le tecniche respiratorie allontanano le malattie di gola e polmoni.
Cercate però di non cadere nella tentazione di praticare per davvero quello yoga di cui parlano le Upanishad e gli inni vedici, quello che in teoria dovrebbe condurre all'illuminazione.
Fuggitelo come la peste!
Distrugge i rapporti interpersonali, scatena invidie e gelosie, ed è potenzialmente pericoloso per la struttura stessa della società.
Il primo pericolo sta nelle basi teoretiche, lo yoga non va d'accordo con le religioni, non si pone neppure il problema dell'esistenza di Dio e le religioni sono la struttura portante della nostra civiltà:

....c'era un ondeggiare, prima dell'inizio, era forse un Oceano? “- recita più o meno il canto della creazione del Rig Veda (X, 129, mi pare) - “... che ci sia stato o no un creatore forse qualche saggio può dirlo e forse no....”

È l'uomo, nei Veda a creare le divinità, perché tutto l'universo è racchiuso nel cuore dell'Essere umano!
Non è bello, a pensarci bene.
Si rimane orfani, nudi di fronte alle forze A-morali, e quindi impietose, della natura.
Non c'è nessun dio da ringraziare se le cose vanno bene, né un demone da maledire se la fortuna ci mostra, sbeffeggiandoci, il fondo-schiena.
C'è solo l'Uomo e, dinanzi a lui, l'Universo, il piccolo e l'infinitamente grande che devono sciogliersi l'un nell'altro.
Ed è terribile.
Le religioni (compresi il comunismo, il capitalismo, l'ecologismo... ) ci cibano di sogni e speranze, decidono per noi cosa è giusto o sbagliato, ci confortano, ci fanno sentire parte di un esercito che lotta per il bene e la luce e sono pronte a perdonarci se per caso parteggiavamo per la parte sbagliata.
Senza religione siamo soli.
Questo non significa che non si possa parlare di ciò che è scritto nei Veda.
Anzi, se durante qualche riunione conviviale citate, senza esagerare, qualche passo delle Upanishad, passerete per eruditi o sapienti e riscuoterete il plauso di amici e conoscenti.
L'importante è che non crediate a ciò che dite e, soprattutto, che non vi venga in mente di mettere in pratica ciò che dicono le Upanishad.
Se proprio non ce la fate, se avvertite l'impulso irresistibile di comprendere veramente gli insegnamenti dei Rishi e dei Guru del passato, sappiate che state imboccando una via senza ritorno.




Lo yoga, quello vero, si basa sulla “Purificazione della Memoria”.
Traduco con Memoria  la parola Citta, anche se non è propriamente esatto.
Citta è l'insieme di sovrastrutture che per motivi abbastanza misteriosi, si coagulano attorno al nucleo, puro ed "essenziato" di desiderio, delle energie della creazione.
Citta, è la Memoria dell'Uomo civilizzato.
L'identità individuale, la famiglia, la società, l'idea stessa del mondo che la nostra mente ricrea ad ogni istante, sono sovrastrutture.
Provate ad eliminarle per davvero e i vostri cari vi considereranno un estraneo, gli amici vi piglieranno per un pazzo e la comunità civile cercherà di espellere voi e le vostre parole come se foste una spina che ha fatto pus.
Non esponetevi e se non potete farne a meno, moderatevi.
Parlare di non possessività, di non aggressività, di distacco e comprensione delle emozioni negative di questi tempi fa simpatia.
Se poi infilate qua e là una citazione del Dalai Lama, di Ramana Maharishi, di Tagore o Gibran il successo sarà assicurato.
Ma mi raccomando: fatelo perché volete riscuotere il plauso altrui!
Se non volete essere trattati come folli o criminali, abbandonati dalla famiglia o ricoverati, “per il vostro bene”, in qualche clinica dal nome esotico, dovete sempre fingere di avere dei secondi fini.


Intendiamoci: non dovete dichiarare apertamente di aspirare al successo, al denaro o a farvi il maggior numero possibile di donne o uomini, ma cercate, con astuzia, di insinuare in chi vi è vicino il sospetto che stiate agendo per ingrossare il vostro ego o il vostro conto in banca.
Gli esseri umani civilizzati adorano i difetti altrui.
La stragrande maggioranza delle donne e degli uomini del nostro tempo, convive con le proprie meschinità, passa il tempo a nasconderle, a osservarle o a “lavorarci su”.
Se voi parlate di “Giusta Azione” o di “Non Identificazione nell'Ego” i vostri simili cominceranno immediatamente a cercare delle contraddizioni tra il vostro dire e il vostro fare e, paradossalmente, quando le troveranno saranno felici e soddisfatti: vi riconosceranno come simili a loro, vi capiranno.
Nella malaugurata ipotesi che le vostre parole e azioni siano l'effetto della pratica e di una qualche effettiva realizzazione, se volete salvare la pelle mostratevi fragili.
Confidate a chi vi sta vicino le vostre incertezze. 
Sottovoce e guardando per terra (o verso sinistra: i manuali di psicologia spicciola dicono che chi guarda a destra inventa...) confessate di non sapere se credete davvero a ciò che dite, di aver paura o di aver desiderato soldi, successo e sesso ecc. ecc...
Mostrate le vostre debolezze, non importa se vere o inventate, e date segni di sofferenza.
Alcuni, si allontaneranno, ma i più vi adoreranno, soprattutto se la natura vi ha donato un bell'aspetto e un minimo di carisma.
L'essere umano odia la perfezione in chi ama.
La parola d'ordine è mentire, soprattutto se si parla di verità.
Se volete praticare veramente yoga e non siete abbastanza ricchi da permettervi un ritiro dorato ai Caraibi o sulle montagne innevate del Tibet, dovete imparare l'arte della menzogna, altrimenti sarete isolati, umiliati e trattati, nel migliore dei casi, come mostri insensibili ed egotici,
Lo so che sembra assurdo, ma dovete considerate che i miti, gli eroi della nostra società, non sono i realizzati, ma gli sconfitti che risorgono per affermare la loro individualità o muoiono nel tentativo di affermarla.
Ricordatevi che all'acrobata perfetto che vola come un angelo il pubblico preferisce quello che cade e soffrendo le pene dell'inferno, risale sul trapezio. Non importa che sia più goffo dell'altro, l'importante è che sia caduto, che abbia mostrato le sue debolezze, che sia “simile a noi”.



Nella pratica dello yoga “il cammino è pervaso di stupore e meraviglia” e questo stupore e questa meraviglia sono legati ad esperienze sconosciute alla maggior parte degli esseri umani. 
È possibile secondo voi condividere un'esperienza con chi non l'ha vissuta?
Se poi, come accade più spesso di ciò che si crede, l'esperienza si accompagna allo sviluppo di certi talenti o poteri, son dolori.
Lo scioglimento del nodo del cuore, ad esempio conduce all'identificazione con l'io di sogno.
Tra la realtà di veglia e quella onirica sembra non vi sia più differenza, e si percepisce un mondo diverso , più luminoso, più colorato, più “sottile”.
I lacci che ci legano alla vita quotidiana ed impediscono, nello stato ordinario, la completa espressione della nostra Persona, si allentano.
L'Io di sogno parla la lingua dell'Arte, dei miti, delle favole: dategli un paio di scarpette rosse e danzerà come il Nataraja, un pennello di cinghiale e dipingerà universi nel palmo della mano, una zanna di elefante nano e scriverà la Baghavat Gita.
Bello, ma se non fate attenzione sarà l'inizio dell'inferno.
Immaginate di trovarvi davanti ad un pianoforte.
Poggiate le mani, sui tasti, li accarezzate ed ecco che, senza preavviso, vi fate strumento delle forze della creazione: le note si rincorrono l'un l'altra senza logica apparente, per creare infine architetture meravigliose, melodie inascoltate e familiari insieme, come tutto ciò che è bello in sé.
Se siete da soli o in compagnia di sconosciuti, poco male, ma se il vostro compagno/a musicista ( o vostro figlio/a o il miglior amico/a) assiste al prodigio finirà per odiarvi.
Magari sono trent'anni che cerca di comporre un brano decente, e studia, si allena, suda sangue per cinque sei ore al giorno su quella maledetta tastiera e voi, belli belli, senza neppure rendervi conto di ciò che fate, gli sbattete in faccia la sua mediocrità!
Non vuole invidiarvi perché vi ama, e più vi ama più si sentirà in colpa per i suoi pensieri. 
Alla fine l'amore si tramuterà in odio, gelido, profondo, incontenibile.
E la colpa sarà solo vostra.
La situazione peggiore si crea quando, per mestiere o investitura divina, vi trovate a insegnare Yoga.
Se vi chiedono di partecipare ad un incontro pubblico o di tenere una conferenza e avete già vissuto l'esperienza dell'annichilimento o dell'assopimento dell'ego, rifiutate l'invito.
Inventatevi una zia malata, un voto del silenzio o qualche essere luminoso che vi è venuto in sogno per ordinarvi di non insegnare.
E se proprio non potete farne a meno, mentite agli allievi e agli ascoltatori.
La maggior parte dei praticanti di yoga non ha nessuna intenzione di avvicinarsi al vero Yoga, quello dei Veda e delle Upanishad.
Vuole conferme e rassicurazioni, per cui, con accortezza, dovrete trovare la maniera di dire ciò che si aspettano da voi, non ciò che è.
Se affrontate l'argomento dell'Eterno Presente, p. e., non dovrete mai e poi mai dar l'idea di vivere davvero nell'istante: sappiate che l'essere umano civilizzato vive esclusivamente di ricordi e di speranze.
Parlate pure dell'infinito flusso del Divenire e dell'Identità tra Principio statico e Principio dinamico, ma poneteli come lontanissimi, se non irraggiungibili, traguardi.
Parlate di Karma Yoga, di lavoro quotidiano, di accettazione della realtà.
Se in allievi e ascoltatori sorgesse il sospetto che voi siate davvero dei realizzati vi sbranerebbero.
Mostratevi simpaticamente ansiosi, timidi, insicuri.
Gli altri si sentiranno come voi o superiori a voi, e questo vi assicurerà il successo (anche se non vi interessa), ma, soprattutto non trasformerà la vostra vita in un inferno.



Ricapitolando:
cercate di non praticare yoga, quello vero, delle Upanishad.
Se proprio non ce la fate a trattenervi, almeno evitate di affrontare, in pubblico. gli argomenti più spinosi.
Mai parlare della guerra, ad esempio, se non in termini negativi: per uno Yogin la guerra è un flusso di emozioni negative, inevitabile, che ha la stessa valenza di un ciclone o un terremoto.
Mai parlare di sesso, se non facendo i vaghi: i Veda sono sboccatissimi, trattano il piacere e gli organi sessuali con una naturalezza che mal si adatta ai nostri costumi.
Mai parlare di droghe: la maggior parte dei rishi e degli yogin del passato oggi sarebbe in stato d'arresto per consumo e spaccio di stupefacenti.
Mai parlare di reincarnazione, se non strizzando l'occhio alla New Age e all'Ipnosi regressiva.
Mai parlare di alimentazione per non turbare i sonni di vegani e vegetariani.
Se poi avete avuto la disavventura di vivere quelle esperienze di identità con l'Universo di cui parlano le scritture, negate, negate, negate.
Distruggete le prove e nascondete le eventuali realizzazioni.
Anche se la situazione è grave potete ancora farcela.
Vivete uno stato di beatitudine e di distacco dalle emozioni negative? 
Fingete dei drammi esistenziali, allenatevi a litigare con il tassista o a fingere un attrazione insana per i glutei di Rosy, la sciampista, o del benzinaio dell'Agip.
Fatevi sorprendere, mentre parlate dell'Amore che nulla pretende, a guardare con occhio lubrico la Rosy, inventatevi una dipendenza da salsicce e organizzate dei gruppi di ascolto per La Prova del Cuoco.
Mostratevi, con moderazione, fragili, deboli, insicuri, nevrotici.
Farete simpatia, vi considereranno un buon comunicatore e magari, se siete poveri, avrete quel successo economico che vi permetterà di finire i vostri giorni in qualche luogo protetto dove, finalmente, potrete smetterla di far finta di essere normali.

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