sabato 31 maggio 2014

KUNDALISHAKTI - CRONACHE DEL CENOBIO





Ci sono corsi e scuole di Yoga.
Ci sono chiese e istituzioni in cui si parla di Dio, di Essere e di ricerca della verità.
Ci sono poi dei gruppi ristretti di praticanti, che si rifanno a questo o a quel maestro, in cui spesso vige la regola della riservatezza o addirittura della segretezza.
A volte non parlare all'esterno è una forma di snobismo, altre un tentativo di creare un alone di mistero, sempre utile alle dinamiche del potere.
Altre ancora la riservatezza è una necessità perché ciò che si insegna e si sperimenta all'interno di quei gruppi riguarda, anche, una serie di stati particolari, di alterazioni percettive, che pur facendo parte dello Yoga (anzi ne sono un aspetto fondamentale) sono viste da molti come  fumo negli occhi.
Quello che segue è il resoconto fedele di un dialogo avvenuto in uno di quei gruppi.
Nel pubblicarlo non violo nessun vincolo di segretezza, quello che chiamavo, all'epoca, il mio "Riferimento", mi esortò a trascrivere e a rendere pubblici questo ad altri dialoghi, diciamo così, di Istruzione.
Ovviamente, per il rispetto della Privacy, ho usato degli pseudonimi.
penso che la lettura possa essere interessante sia per coloro che fanno o hanno fatto parte di certi gruppi o cenobi, sia per coloro che ne hanno solo una vaga idea frutto di suggestioni letterarie o cinematografiche.






Teatrante:

Devo parlarti, Autista.
E' venuto Kadosh a casa mia.
Mi racconta che ha avuto una strana esperienza notturna ...in parte l'ha raccontata nel Cenobio....e pensa che il responsabile sia io.
Si è svegliato scosso da forti corrente energetiche a mani, piedi, braccia e gambe.
Gli brucia la "corona".
Si è alzato ed ha notato che tutta la sua stanza e la sua casa erano blu.
Stava benissimo e aveva la sensazione che niente fosse impossibile.
il fenomeno, a quanto dice, è durato a lungo.
Dopo un paio di giorni si è svegliato nel mezzo della notte sentendo che la chiocciolina ...così percepisce il cakra... come me del resto... la fontanella che si apre.
Sente uno alla volta dall'alto in basso tutti i cakra e poi una corrente che dall'osso sacro sale fino alla nuca.
Non gli ho mai parlato veramente e con chiarezza della sensazione di Kundalishakti che sale, per evitare di suggestionarlo....ma la descrive come l'ho vissuta io anni fa..
esattamente come l'ho vissuta io.....



Autista:

Sono fenomenologie note;
sino a che rimangono sopportabili bene... sono anche interessanti.
Il senso di potenza va vissuto nel distacco.
Altra cosa:
molti aspiranti che vivono certi eventi si convincono poi che questi siano delle vere e proprie realizzazioni. 
Altri che vivono certe realizzazioni si convincono che queste determinino un cambiamento nella vita e che da quel momento la loro vita sarà diversa.
Certo, questo può accadere per un Ramana, ma lo stesso Ramakrishna continuò a fare il prete e così Plotino.
Il dharma prosegue così come il karma oramai attivato non recede: i doveri concernenti figli e moglie non svaniscono.
Spesso si vive in una consapevolezza mentre il corpo vive la contingenza.



Teatrante:

In un certo senso lo trovo doloroso quando parli di Ramana Ramakrishna e della loro purezza.
Le testimonianze di Ramana e Raphael o Samkara o... le immagini di Ramkrishna e di Sarada Devi ...devo dire che mi turbano...sembra che non vi sia spazio per la mente.
L'ascolto, lettura e la visione si accompagnono ad una specie di flusso ininterrotto ...devo dire che capita anche con B....
Leggendo di altri, pure grandissimi, comincia ad intervenire la mente.
Il flusso si interrompe.
La mente crea dubbi.




Autista:

Nei primi non c'è alcuna mente. 
In altri c'è la mente, talvolta elevatissima..


Teatrante:
Per tornare a Kadosh, mi ha chiesto di curargli un braccio che gli faceva male.
Ho respirato con le mani, il dolore è sparito.
Per me è normale.
Adesso lo è anche per lui.
Temo che di essermi esposto troppo.
Temo che abbia troppa fiducia in me...
Dopo un po' si è cominciato a a parlare di R. e del Dharma...
Il teatrante formulava domande, a raffica e Kadosh rispondeva.
Ho pensato di condurlo... anzi non è esatto ...ho sentito che era il momento per....
Gli ho fatto delle domande sull'Essere e sulla sua sensazione di esistere.
Ad un tratto mentre cercava di rispondere alle mie domande il suo sguardo è cambiato.
Ha acquisito una luce che ben conosco....
Gli ho detto che lo stato che esperiva in quel momento è ciò che Ueshiba definiva ponte di prima dell'inizio.
A metà tra lo stato di sogno e lo stato di veglia.
Ha risposto che si sentiva come nel sogno.
Ma era consapevole anche della veglia.
Era felice ed ha cominciato a valutare le piacevolezze di quello stato, che pure, in parte, lo spaventava.
Mi ha chiesto cosa gli avevo fatto e come.
Senza pensare gli ho risposto -"Che pensavi? che Platone fosse uno stolto?
la dialettica è una tecnica operativa
." -
Mi ha chiesto se era una cosa indotta o una specie di ipnosi,
Gli ho risposto che non dipendeva certo da me....
Come devo proseguire? 


Autista:

Né più nemmeno che come senti.
Mantenendolo però sempre qui e ora.
Sono tutti fenomeni o "sogni", pertanto non più reali di questi piani di esistenza;
ma se qui siamo incarnati è qui che "abbiamo da stare".



Teatrante:

Che gli devo dire? 



Autista:

Che sono alterazioni della coscienza abbastanza diffuse e di non perdercisi dietro più di tanto.
Ah! Anche di non usare la coscienza dei piani più elevati su questo piano.
Ciò che mostra il fallimento di una realizzazione incompleta è proprio il pontificare qui senza averne più la consapevolezza perché si è rimasti impigliati/incastrati altrove.
Il Divino non va solo raggiunto, va poi incarnato e portato giù.


Teatrante:

Lo devo indirizzare?




Autista:

Ciò che hai iniziato, va finito.



Teatrante:
Mah... credo che mi dovrei eclissare sparire per un po' evitare che pensi che io sia un maestro....



Autista:
Ma che dici?
Stolto.
Tu sei un Maestro. 
Tu hai dei discepoli cui stai insegnando. per loro sei un Maestro.
Tu sei il loro Maestro.
Tu sei un Maestro.
La teiera ti è stata mostrata affinché tu possa servire il thé agli assetati.
L'importante è che tu non lo pensi, ma per loro è importante pensarlo, anche perché è vero.


Teatrante:

Ma per favore !...
Non farmi ridere...
Tu ti rifiuti di essere chiamato maestro e lo gnomo teatrante dovrebbe pensare di esserlo.....
Ma siamo seri...sono solitamente di ottimo umore, ma questo detto da te ...Ma tu sei un Maestro! Mi fa sbellicare.
L'autista che afferma costantemente di non essere un maestro che dice che il teatrante è un maestro?
Ma dai!!!
Mi fa bene sapere che c'è qualcuno che mi prende in giro...
...Non so...



Autista:

Ogni tanto capita che non si sappia.




Teatrante:

Non...non sono un maestro!... Lo so...




Autista:
Non + non sono = sono
Una volta chiesero a XXX perché fosse venuto.
Rispose: "Per risvegliare i Maestri".


Teatrante:
No la verità è che sono un po' scosso da questa esperienza di Kadosh...
Faccio sogni che non mi appartengono...
Ieri sera ha sognato... era una visione in realtà.... Yogananda in piedi che rendeva omaggio a Ramana.
Poi ho sognato che, condotto da te, assumevo il crisma della guarigione direttamente da Cristo!
Evidentemente un sogno non mio ... cose di altri.
Non comprendo la via della Croce...
Non mi appartiene..



Autista:

Vedrai che molti ti useranno come emblema e simbolo onirico per il Sé.
Capiterà anche nel mondo di veglia.
E' oltre il tuo controllo.
Il Divino indossa le vesti che più ritiene adatte alle necessità del mondo.
Noi esistiamo solo per servire, impedendo alla mente di sentirsi artefice della sua opera. 



Teatrante:

Non starò diventando più pazzo di quanto sia già?




Autista:

Impazzire?
Sin quando si opera in armonia, servendo la vita, la pazzia non ferisce alcuno... lascia che la pazzia prosegua.
Il Cristo?
Dicono che sia sempre e solo un'unico Principio/Figlio Colui che discende.



Teatrante:

Ho sentito F.
Anche lui sta avendo un periodo di alterazione... Ha percezioni particolari per ciò che riguarda tempo e spazio.
Suggestione o naturale sviluppo?



Autista:
Suggestione o naturale sviluppo, se non vi aderisci e non te ne impadronisci, sono entrambi fenomeni da lasciar cadere.
Alcuni vanno guidati davanti allo specchio, mostrandoglielo.
Non tutti lo riconoscono.
Penso che un domani dovresti, anche con Kadosh, trovare una maniera di rendere pubblici questi dialoghi.
Sono tracce, potrebbe essere utile darne accesso.
Trascrivi i dialoghi e conservali.



Teatrante:

Lo sto già facendo... Comunque....
Quando mi sono accorto che Kadosh stava per "andare sul ponte di prima dell'inizio", ho provato una gioia che è ben lontana dal distacco .
La soddisfazione del padre che vede il figlio che arriva primo alla gara di corsa del liceo ...oddio...è un paragone del cavolo perché dello sport non mi importa niente, ma forse dà l'idea.....
Poi, dopo...una specie di complicità ammiccante...
Non so se è bene o male, ma il passaggio, chiamiamolo così, l'ho condotto consapevolmente....
Anzi ovviamente l'ha condotto lui, diciamo che ero consapevole di dove in qualche modo voleva arrivare.
E l'ho condotto solo con il dialogo.
La conversazione è stata più o meno questa - ho espunto tutta la parte iniziale in cui si parlava di Ramakrishna, Sarada Devi e Vivekananda.... Ma la conversazione è stato più o meno questa:

Kadosh: non sono qualificato.


Teatrante.: come fai a dirlo?


Kadosh: solo il samnyasin è qualificato perché rinuncia a tutto per l'aspirazione all'assoluto....


Teatrante: quindi tu sei stato un samnyasin e sai che solo il samnyasin aspira all'assoluto?


Kadosh: no...cioè forse sì ma ovviamente non lo ricordo.


Teatrante: chi non ricorda?


Kadosh: ma dai.... io.. Kadosh...


Teatrante: ma se sei stato un samnyasin in una vita precedente evidentemente non eri Kadosh...
Kadosh sei qui ed ora. o sbaglio?


Kadosh: si io sono Kadosh qui ed ora...


Teatrante: quindi sai di esistere, qui ed ora?


Kadosh: certo io sono Kadosh e so di essere Kadosh


Teatrante: quindi tu sai di esistere...bene.


Kadosh: ma certo che so di esistere.
io sono kadosh se mi chiedi se tu esisti che mi rispondi?


Teatrante: che "tu" esisti?


Kadosh: Kadosh esiste qui ed ora esattamente come questo tavolo. (sbatte il palmo sul tavolo)


Teatrante: vuoi dire che questo tavolo ha la coscienza di esistere come kadosh ha la coscienza di esistere?


Kadosh: no..però esiste.


Teatrante: ma esiste per te come per la mia amica P. che sta in Liguria e non ha mai visto questo tavolo?


Kadosh: certo esiste a prescindere.


Teatrante: ma se P. non sa che esiste questo tavolo , come può avere la coscienza dell'esistenza di questo tavolo?


Kadosh: non lo sa ma esiste.
c'è, guardalo..


Teatrante: ma la tua coscienza di questo tavolo è identica alla coscienza che il Teatrante ha di questo tavolo?


Kadosh: si...cioè non lo so...presumo di si.


Teatrante: ma tu e il tavolo fate parte del mondo di cui è cosciente Kadosh.
Giusto?

Kadosh: Certo .


Teatrante:ma tu quando sogni sei cosciente di essere Kadosh che sogna?


Kadosh: certo che lo sono.


Teatrante: ma se io entro nella stanza in cui dormi riesco ad essere cosciente del tuo sogno?


Kadosh: no.


Teatrante: perchè?


Kadosh: perchè il sogno è dentro di me.


Teatrante: allora Kadosh percepisce dentro di sè uomini donne, cose e li vive ed ha esperienze, fa l'amore mangia. ma il teatrante , anche se è lì accanto a lui non può vederle.


Kadosh: ma è chiaro!


Teatrante: dicevi di non avere l'aspirazione dell'assoluto.....come fai a dirlo?

Kadosh: perché...perché un rinunciatario vive solo per Dio... e allora vuol dire che ha l'aspirazione per Dio...
se avessi l'aspirazione per l'assoluto non penserei a sposarmi ad avere figli...

Teatrante: ma ognuno deve seguire il proprio dharma... non puoi mica seguire quello degli altri.


Kadosh: ma come si fa a discriminare il proprio dharma...


Teatrante:...tu sai discriminare benissimo!


Kadosh: io non so discriminare:


Teatrante: chi lo dice?


Kadosh: e dai non fare il Socrate... io non so discriminare.


Teatrante: perché sei qui a parlare con me e pensi che dietro B. e R. e Ramana ci sia qualcosa , la Tradizione, e non sei a parlare con M.[M. è un maestro di Ashtanga Yoga ... uno che dicono sia famoso]


Kadosh: ma dai... basta guardare lui e guardare te.


Teatrante: chi l'ha detto che basta? 
Basta per te.
Non pensi che sia discriminazione?


Kadosh: ma no...è evidente.


Teatrante: evidente per te.
Ma cosa è l'aspirazione all'assoluto?


Kadosh: è il desiderio di tornare da dove sono venuto?


Teatrante: tu Kadosh sei venuto da qualche parte... come dire un altro pianeta.


Kadosh: in un certo senso si.


Teatrante: vieni dall'essere cioè diciamo vieni da isvara?


Kadosh: si:


Teatrante: ahaah....


Kadosh: che vuoi dire..."Ahaah"?


Teatrante: quindi qui e Isvara sono due luoghi diversi?


Kadosh: si ...cioè no..


Teatrante: cioè?


Kadosh:va beh diciamo che l'essere è una sfera bianca ok?


Teatrante: sembra di ricordare l'abbia già detto Parmenide.....


Kadosh si si... va beh.. l'essere è una sfera bianca ed io sono un pallino nero sulla superficie e voglio tornare ad essere sfera...


Teatrante: ma se sei sfera perché vuoi tornare ad essere sfera?


Kadosh: perché ...perché ci sono altri pallini neri che mi ...che mi rompono le palle e ...


Teatrante: quindi i pallini neri sono diversi da te?


Kadosh: no.


Teatrante: e perchè ti vorrebbero rompere le palle se sono Te?



Kadosh: ma no!.... Era una metafora.
Volevo dire che sono un pallino nero sulla superficie di una sfera bianca e la manifestazione sono gli altri pallini neri.


Teatrante: non ho capito una cosa... se ci sono dei pallini neri sulla superficie della sfera bianca, chi è che vede i pallini neri e la sfera?
Ci deve essere qualcuno che vede? O no?


Kadosh: non parliamo del quarto..parliamo della sfera...


Teatrante: quarto?
Dicevo solo che ci deve essere qualcuno che vede sia la sfera bianca che i pallini neri.
Ma come hanno fatto i pallini a diventare neri e ad avere la coscienza di essere pallini neri?


Kadosh: e che ne so...


Teatrante: ci sarà magari dell'inchiostro.


Kadosh: ecco si...inchiostro...


Teatrante: inchiostro nero al centro della sfera bianca?
Quindi ...vediamo...hai una sfera bianca che contiene dellì'inchiostro nero con cui vengono disegnati dei pallini, dei fiori degli insetti sulla superficie della sfera bianca:..giusto?



Kadosh: giusto.


Teatrante: ma chi è che fa i disegni?
E' lo stesso che li guarda? ... Tu sei cosciente di essere pallino nero e vuoi tornare ad essere sfera bianca ma se sei già sfera perchè dovresti desiderare di tornare ad esserlo?

Kadosh: perchè l'ho dimenticato...


Teatrante: ma se hai dimenticato di essere sfera come fai ad aspirare ad essere sfera?
Tra l'altro se sei Kadosh e Kadosh è la sfera lo sarà anche il Teatrante...
anche il Teatrante sarà la sfera.
Giusto?


Kadosh: certo. in un certo senso...
Ma se prima di coscienti di essere pallini si è stati coscienti di essere inchiostro, e lo si è stati sicuramente se non non saremmo pallini, vuol dire che siamo pallini ma che siamo anche inchiostro e che siamo sfera... e la sfera contiene l'inchiostro e contiene anche i pallini.
Giusto?
E se quando sogni è tutto dentro di te...diciamo nel cuore, non pensi che tutto anche la sfera, l'inchiostro i pallini potrebbero essere dentro di te.....



A rileggerlo a voce alta sembra un dialogo tra idioti... Lo so, ma la cosa interessante è che, a prescindere da ciò che si diceva, quando si è cominciato a parlare dell'inchiostro Kadosh si è inginocchiato, si è messo istintivamente in seiza ed ha cambiato sguardo.
E' lì che ho pensato... o meglio ho avuto l'impressione di pensare: adesso si accende l'interruttore!
E' strano
Quindi un dialogo in apparenza idiota che porta ad una esperienza secondo me Reale.
L'idea è che le parole non portino solo il significato apparente - si ....lo so...a questo punto dirai:-" ma dai! - ma siano come dei tubi.. attraverso i quali passa quella roba lì"-... 
Va beh..
Scusa se non sono stato chiaro.



Autista:

A me pare chiarissimo.
A quanto pare non è chiaro per te.

L'autista nega di essere un Maestro.
Mai negato di essere un Autista.


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