sabato 27 agosto 2016

L'UNIONE PERFETTA E LA RICERCA DEL GRAAL






"[...] Egli riesce a raggiungere una fusione armoniosa della sua personalità cosciente e di quella inconscia, la prima consapevole dei problemi e dei fili conduttori del mondo visibile fenomenico, la seconda capace d'intuire le sorgenti più profonde dell'essere dalle quali sgorgano perennemente sia il mondo fenomenico sia il suo testimone cosciente. Uno stile di vita così armoniosamente integrato è il dono che la natura elargisce a ogni neonato, in modo preliminare e non decisivo, e che poi, crescendo, il bambino perde con lo sviluppo della sua individualità autocosciente."

(H.Zimmer - "IL RE E IL CADAVERE" - Il cavaliere del Leone-)


Nella nostra società vige l'abitudine di parlare di ciò che non si conosce, e di prender come verità assodata, storie narrate da altri.
Provate ad esempio ad intavolare una discussione sul sacro Graal: ci sarà qualcuno pronto a  giurare che si tratta del calice dell'Ultima Cena, altri si burleranno di lui, vantandosi di avere la prova provata che il Graal è il ventre della Maddalena, venuta a partorire in Provenza il frutto del suo amore per Cristo, altri ancora parleranno dei calderoni degli antichi Druidi,, di una pietra caduta dalla fronte di Lucifero, della Pietra Filosofale o del simbolo dell'eterna ricerca di Dio.
Tutte potesi affascinanti, per carità, che provengono in buona parte dai libri di Don Brown o dai film di Indiana Jones che si crede siano ispirati da fatti storici o leggende che si perdono nella notte dei tempi.
In realtà il Graal, come nome e come simbolo, compare per la prima volta in un romanzo scritto nel XII secolo da Chrétien de Troyes Perceval ou le conte du Graal.
Leggere il testo originario è sorprendente: il Graal non viene mai definito "Sacro", non ha niente a che vedere con il sangue di Cristo e non si sa nemmeno se sia  una coppa, un piatto, un vaso o una scatola, è semplicemente "un" graal d'oro, e pietre preziose, tenuto  in mano da una ragazza.



Chrétienne de Troyes era teologo e poeta e scrisse  cinque romanzi ispirati alle leggende Bretoni  sui Cavalieri della Tavola Rotonda:   Le Roman de Perceval ou le conte du Graal, Erec et EnideCligèsLancelot ou le chevalier de la charrette e Yvain ou le chevalier au lion.
Se gli appassionati del sacro Graal li leggessero rimarrebbero delusi: i cavalieri di Re Artù sembrano più interessati alle avventure galanti che alla ricerca della  Sacra Coppa, anzi, il vero tema dei Romanzi sembrano essere la Donna e l'Amore. 
La Donna è la "Signora", l'amante il suo fedele Vassallo e la loro unione è l'unica maniera, o forse la più rapida, per elevarsi spiritualmente.
 Una delle più belle  storie d'amore del  Ciclo del Graal (come chissà perché vengono chiamati soesso i romanzi di Chrétienne) è quella tra   Ivano (Ivain o Iwain), il Cavaliere del Leone Nero, e la Dama della Fontana (Laudine o Vivianne).



Ivano , spinto dai racconti di un compagno d'arme, trova nella Foresta di Brocelandia (in Bretagna, vicino alla città di Rennes)  una sorgente miracolosa (la "Fonte dell'eterna giovinezza") e l'Albero della Vita, ricco all'inverosimile di foglie, fiori e uccelli dai mille colori.
Prende dell'acqua, la getta su una lastra di marmo e, immediatamente, si scatena una tempesta. L'albero della vita perde le sue foglie, i fiori appassiscono e gli uccelli cadono a terra senza vita.
Dopo poco tempo foglie ancora più verdi e adornate di gemme piumate nascono miracolosamente sui rami spogli. fiori ancora più profumati e uccelli dal canto meraviglioso si palesano improvvisamente.
Sulla scena appare  un Cavaliere nero: il guardiano della fonte. miracolosa;
Comincia un duello terrificante alla fine del quale Ivano  disarciona il Cavaliere nero e lo uccide, poi aiutato da una fata di nome Lunette giunge quindi all'Hotié de Vivianne, il castello della Dama della Fontana, riesce a conquistare il cuore della bellissima Laudine. la sposa e diviene il nuovo "Guardiano della Fonte Miracolosa".





Passano i mesi.
I compagni di Ivano, Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, preoccupati della lunga assenza, si mettono alla sua ricerca  e, ovviamente, dopo la consueta serie di mirabolanti duelli e magici intermezzi, lo ritrovano nella foresta di Brocelandia.

Laudine, da perfetta padrona di casa, invita gli amici del marito nel castello incantato e organizza una festa memorabile.




Dopo giorni di danze, bevute e amorosi intrighi ("un Cavaliere degno di questo nome" - è detto spesso nei racconti del Ciclo del Graal - "deve mostrare la propria valenza tanto sul campo di battaglia che tra le braccia di una donzella"), Ivano chiede alla Signora del Castello il permesso di accompagnare Re Artù fino a Camelot, promettendo di far ritorno  in due tre giorni al massimo.
Ma appena uscito dalla Foresta di Brocelandia il nostro eroe dimentica completamente l'amore della sua vita ed il suo ruolo di sovrano del "mondo di sogno"e si  tuffa, come niente fosse, nella sua vita di prima, tra Giostre, feste e poetiche disfide sull'amor cortese.




Storia interessante, per uno yogin.

La tempesta e la caduta delle foglie dall'albero della vita potrebbero rappresentare la rottura dei livelli  dell'Io, quella trasformazione della mente e della percezione della realtà, (fine dichiarato delle protiche yogiche) chiamata samadhi.

(Dov'è finito l'universo? si è forse dissolto.... ? Diceva Samkara, uno dei più grandi yogin/poeti dell'India antica).

Ivano viene iniziato al "Mondo di Sogno", la dimensione delle fate e delle energie sottili una condizione che si può assimilare allo stato coscenziale  detto, nello Yoga, "samadhi savichara".
 Il Mondo delle Energie, delle fate e degli elfi, è la condizione in cui il mondo "grossolano", materiale, sembra sul punto di dissolversi.
Da un lato c'è la paura, la voglia di aderire alla realtà conosciuta, al già noto.
Dall'altro la sensazione di poter far tutto: il Mondo di Sogno è lo stato dell'infinita possibilità.



Entra nella dimensione della magia,  Ivano realizza lo stato di coscienza detto, nello yoga, Taijasa   (da tejas che significa "fuoco", "radianza" ad indicare la maggiore  vividezza dei colori, e, in genere, la maggiore intensità delle percezioni), e sposando la "Signora della Fontana della Vita" si integra con l'energia femminile, assumendo  il ruolo di  "Signore del Mondo di Sogno.
Ivano è sul piano di sogno,  quello che viene  definito un realizzato.
Ma le potenze del mondo empirico ( detto nello yoga visva) lo ri-attraggono e lui dimentica.
Non riesce, cioè a RE- INTEGRARE  la coscienza del piano di sogno nel mondo fenomenico.
Quando si vivono certe esperienze sembra impossibile dimenticarsene. Siamo certi che rimarranno per sempre nel nostro cuore, nella carne e le viscere.
Ma la resistenza ai cambiamenti è uno dei bastioni con cui la mente razionale tenta di difendersi dalla dissoluzione di quella realtà che lei stessa ha creato, e l'Oblio è la sua arma migliore.
Basta distrarsi un attimo e il flusso di energia che ci ha condotto nel Mondo di Sogno rivelando a noi stessi e al mondo la nostra natura di Amanti Divini, si dirige nuovamente verso il basso, verso il mondo delle cose e dell'angoscia.



Ma vediamo come continua la storia di Ivano e della Dama della Fontana nel racconto di Chrétien de Troyes

"  Ecco che dopo qualche tempo una damigella vestita di raso giallo, in sella ad un cavallo baio con sella e finimenti d'oro, giunge al castello di Re Artù.
Si avvicina ad Ivano e gli strappa dalla mano l'anello, pegno d'amore, che gli aveva donato la "SIGNORA DELLA FONTANA" - Così si tratta l'ingannatore, il traditore, l'infedele e l'infame - disse la damigella - vergogna sulla tua barba -"

Ivano si ricorda improvvisamente di Laudine, del castello incantato e del suo ruolo di Guardiano della Fonte dell'eterna Giovinezza.
Nel dolore dell'assenza la sua mente si ritrova improvvisamente divisa in due: da un lato il mondo di veglia con la sua etica, la sua estetica, gli usi, i costumi.
Dall'altro il ricordo dell'esperienza di sogno.vivito quando la percezione della realtà empirica, ma adesso, irraggiungibile.
L'oblio dell'esperienza non aveva cancellato lo stato di quiete e di serenità che nasceva dal legame con il mondo di sogno.
L'anello era simbolo di quel legame
Lo shock dell'abbandono provoca una doppia consapevolezza, come vivere contemporaneamente due realtà diverse, uno stato schizofrenico, un Io diviso.
Ivano, come i samurai giapponesi, deve imparare a "stabilirsi sul ponte di prima dell'inizio" deve cioè ritrovare la via per il Castello della Signora , riunirsi alla sua Sposa, ristabilire l'UNIONE e reintegrarla nella vita di veglia. Ma gli mancano gli strumenti.
La spada della razionalità che permette di districarsi al meglio nel "mondo di veglia",  non ha nessun potere contro le creature del sogno, e lo stato di semi coscienza (o coscienza dello stato di sogno) che lo aveva condotto nel castello della Foresta  di Brocelandia   non c'è più.
Ivano soffre.  Vuole, anzi deve tornare dall'amata, ma non si può andare nel mondo di sogno con gli strumenti di veglia: sarebbe come andare in montagna con le pinne e la maschera da sub.
Non ce la può fare da solo.
Si mette in cammino ma si perde nella foresta. impazzisce, quasi.
Vive tra le bestie e come le bestie.
Un giorno, richiamato da un disperato ruggito, vede , in una caverna, un Leone Nero minacciato da un serpente gigantesco.
Affronta il serpente, gli mozza la testa e si assicura, così. la fedeltà e l'amicizia eterne della Bestia..
Sarà il Leone a sostenerlo e proteggerlo nelle avventure che lo condurranno di nuovo dalla Signora della Fontana: i nemici che  gli sbarreranno il passo non seguono le leggi della cavalleria, non rispettano le regole del "mondo di veglia", senza il leone Nero Ivano non riuscirebbe mai a ricongiungersi con la sua Sposa.





Il Leone trovato nella Caverna, rappresenta il nostro "Bambino Interiore", il Daimon con il quale Ivano deve riunirsi prima di  ritrovare e stabilizzare quello stato di coscienza superiore ora perduto, grazie al quale aveva assunto il ruolo di Signore dello stato di Sogno.
.Grazie a questo rinnovato rapporto con gli aspetti più nascosti, oscuri di sè ( il Leone Nero viene trovato in una grotta) Ivano riuscirà a riconquistare l'Amore della Signora della Fontana,
A simboleggiare l'avvenuta RE-INTEGRAZIONE i due lasceranno il castello incantato per vivere , assieme, alla corte di Re Artù.

Ivano e la Signora della Fontana rappresentano l'Unione perfetta, l'integrazione della coscienza di sogno con la coscienza di veglia, ma, a parte le perifrasi ad effetto, mi sembra che Chrétienne de Troyes voglia dirci  qualcosa di più semplice e sconvolgente insieme: il Graal, inteso come strumento dell'elevazione spirituale non è un oggetto nascosto tra le statue di una chiesetta dei Pirenei o nei sotterranei del Tempio di Salomone, ma è l'energia che scaturisce dall'unione, anche fisica, dell'Amata con l'Amante. Non  sono i simboli alchemici, le formule magiche da imparare a memoria, le pozioni miracolose, o le pratiche ascetiche  a donare all'Uomo la conoscenza allontanandolo dall'ansia di incompiutezza che lo affligge,
Il segreto della felicità è uno solo: l'Amore.


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