martedì 7 marzo 2017

ASHTANGA YOGA NON È YOGA


Mi piace guardare i video delle sequenze di Ashtanga Yoga.
Su YouTube se ne trovano trovano moltissimi.
A volte sono lezioni di gruppo, alcune condotte da Patthabi Jois (il creatore dello Ashtanga Yoga) in persona.
Altre sono delle dimostrazioni di singoli insegnanti e praticanti.
Le sequenze (alcune assai impegnative) sono bellissime e i performer sono, solitamente, assai aitanti e muscolosi.
Penso che la grande diffusione che stanno avendo in occidente Ashtanga Yoga e derivati (Power Yoga, Acro Yoga ecc.) sia una buona cosa.
Anzi ottima.

Ma credo anche sia importante chiarire che non si tratta di "Yoga", ma di un'altra disciplina, chiamata dagli indiani Vyayama Vidia (sanscrito व्यायाम  विद्या  -  vyāyāma vidyā) o Yogya (sanscrito योग्य yogya).

Lo Yoga, così come ci è pervenuto dai Veda, dalle Upanishad, dai Purana e dai poemi epici indiani (Mahabaratha e Ramayana) è una disciplina che ha il fine di svelare al praticante la sua identità con l'Universo (Jagat) e con l'Essere Supremo (Parabrahman) attraverso una serie di processi di trasmutazione detti Samadhi.


In altre parole lo Yoga è la pratica del Samadhi, inteso come esperienza che trasforma mente, parola e corpo, e di conseguenza la realtà percepita fino a ciò che è definito Moksha, che si potrebbe tradurre con  Realizzazione, Illuminazione o "Liberazione dalla Catena delle Rinascite".


L'esperienza del Samadhi che, ripeto, è un potente strumento di trasformazione, si accompagna spesso all'insorgere di particolari abilità e poteri psichici, denominati Siddhi.


Gli strumenti per sperimentare il Samadhi, quando non insorge spontaneamente, sono vari: la pratica del Nyasa (localizzazione), i Mantra, le Mudra, la Meditazione sull'Ishtadevata (Divinità preferita), la Meditazione senza Seme ecc. ecc.


Si tratta di pratiche "alchemiche" che, come nell'alchimia occidentale, necessitano di un crogiolo (il corpo fisico), di ingredienti da mescolare e trasmutare (le energie sottili, le emozioni, i pensieri) ed un fuoco per riscaldare il tutto (ciò che viene  chiamato Energia Kundalini, o Shakti).


Il crogiolo è il corpo fisico in una delle posizioni (asana) fondamentali che, secondo lo Hathayoga Pradipika (il manuale fondamentale dello hatha Yoga) sono solo quattro:


Padmasana (fiore di loto con le gambe incrociate, Siddhasana (tallone sinistro sotto il perineo e piede destro sopra la gamba sinistra in modo che il tallone destro prema sulla clitoride o sul glande del pene), Baddhakonasana (o posizione del "Ciabattino", con le piante dei piedi in contatto tra di loro) e Shavasana (la postura del "Cadavere").


Le altre posizioni dello Yoga hanno altri scopi, ovvero:

1) sciogliere i nodi psicofisici per far circolare le energie sottili e permettere di assumere correttamente i quattro asana fondamentali in una condizione di piacevole rilassamento attivo definita Sukha.
2) Rendere forte, elastico e resistente il corpo del praticante per permettergli di sopportare le fatiche delle lunghe pratiche.
3) Curare il corpo fisico equilibrando gli squilibri energetici.

Per rendere forte ed elastico il corpo e per curare eventuali squilibri, lo Yogin antico faceva riferimento ad un'altra disciplina chiamata Vyayama.


Vyayama Vidya, che si potrebbe tradurre con Scienze Motorie o Educazione Fisica, è inizialmente una branca dell'Ayurveda simile negli scopi e nelle modalità, alla ginnastica medica e correttiva occidentale  e al Qi Gong Wai Dan Cinese.


Con il tempo (o forse da subito....), esattamente come è accaduto in Occidente e in Cina, gli esercizi terapeutici si sono mescolati da una parte alle tecniche preparatorie delle arti marziali  e dall'altra alle pratiche degli acrobati di strada dando vita alla ginnastica militare (da noi la sana ginnastica che si faceva un tempo nelle scuole) e alla ginnastica da esibizione (da noi la ginnastica artistica).


In pratica Vyayama Vidya riguarda sia il fitness (nel caso sia praticata da Yogin prende il nome di Yogya) che lo spettacolo.


Se lo Yoga è la pratica del samadhi e suo fine è Moksha, l'illuminazione, Vyayama Vidya è la pratica della ginnastica ed il suo fine sono la longevità e/o lo spettacolo.


Ciò non significa che uno Yogin non possa anche essere un bravo maestro di Ginnastica, anzi.

 Yogi Buaji, ad esempio,  ordinato Swami da Shivananda, da buon lottatore era anche  un esperto insegnante di  ginnastica, Swami Vivekananda, allievo di Paramhansa  Ramakrishna, era un notevolissimo atleta (canottaggio e ginnastica artistica), ma non bisogna dimenticare  che si tratta di due discipline diverse.

Nello Ashtanga Yoga di Patthabi Jois non si parla di energie sottili se non in maniera superficiale, non si praticano mantra (a parte l'invocazione a Patanjali), non si parla di stati di coscienza dell'essere (Visva, Taijasa, Prajna), non si parla di scioglimento dei Granthi o di Manolaya,  non si parla di samadhi savikalpa o nirvikalpa...in pratica non si parla di tutto ciò che, secondo i testi antichi, è specificamente Yoga.





Patthabi Jois è un grande, anzi un grandissimo maestro di ginnastica (e si dice fosse anche un grande, grandissimo uomo) che non ha mai parlato del metodo da lui inventato sulla base del lavoro di Krishnamacharya, come di una via per l'illuminazione o per la risoluzione della catene delle rinascite.

Nè, a quanto  ricordo, ne hanno parlato Ijengar e Krishnamacharya.

Il pubblico occidentale non è abituato alle sottigliezze della cultura indiana, per cui chiamare Yoga  la Vyayama Vidya non mi pare certo un errore da penna rossa, ma secondo me gli insegnanti ed i maestri di yoga dovrebbero spiegar bene ai loro allievi che si tratta di due discipline diverse, come due viaggiatori che possono condividere per un tratto la medesima strada, ma hanno una meta diversa.


Vyayama Vidya, la Ginnastica Indiana, è la via per la longevità.


Lo Yoga, nelle sue quattro  vie (Bhakti, Karma, Jnana e via "diretta")  è il sentiero per la Liberazione dall'ansia di incompiutezza che tortura l'Essere umano, svelando la divinità che risiede in noi.








11 commenti:

  1. Buongiorno, chiarisco infatti che Pattabhi Jois non ha mai parlato di raggiungimento di Samadhi o illuminazione, ma di purificazione del.corpo come è stato detto.!Ma secondo voi, le persone che praticano yoga qui ora sono potenzialmente prossime al raggiungimento dell'illuminazione? Io vedo gente che prende medicine, schiava del lavoro, dei giudizi degli altri e molto molto inconsapevole. nell'Astanga si purifica il corpo e si allena la.mente a rimanere presente nel qui ed ora ed è così che noi possiamo aspirare a vivere. Ma quale samadhi? Mi viene da ridere.. Ma se mangiate carne e siete magari schiavi di dipendenze emotive partner e colleghi di lavoro? Partite dal primo scalino dello yoga e mettete l'ego da parte: primo passo Astanga yoga purificare il corpo e tenere la mente presente. Fatelo per qualche anno e poi potrete giudicare davvero i cambiamenti dentro di voi e allora del Samadhi non vi sarà più ricerca perché saprete che accadrà come conseguenza naturale di una vita svolta nella sua pura, semplice banale semplicità. Namastè

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    1. Ma ho il sospetto che il mio punto di vista non sia stato esposto in maniera chiara.
      Sembra quasi che io abbia fatto una discriminazione qualitativa tra Yoga e Vyayama Vidya.
      per me dire che patthabi Jois è un grandissimo maestro di Vyayama Vidya è un complimento.
      Ce ne fossero di maestri come lui!!!
      Volevo semplicemente dire che i fini del suo lavoro sono diversi da quelli di Gorakhnath o di Padmasambhava....tutto qui. ma diverso non vuol dire meglio o peggio!!!!
      Un sorriso,
      Paolo

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    2. Certo Paolo,
      Ma sono fermamente convinta, ed è quello che volevo dire prima, che qui in Occidente ci sia bisogno di questa pratica come primo passo per poi passare al momento giusto di maturazione, anche alle altre tecniche yogiche. E credo che per il 99,9%di noi non basti questa vita. Tutto il resto sono solo voli pindalici della mente e "fiori sbocciati" per l'apertura dei chakra che di fatto alimentano l'ego del.praticante e la falsa illusione di una consapevolezza fatta a occhi chiusi invece che bene aperti come accade dell'Astanga dove la mente viene allenata a osservare il drishti. Pattabhi Jois con questa sequenza ha dato delle direttive universali che se seguite portano il praticante a sviluppare salute e una certa presenza consapevole, presenza che ho riscontrato quasi sempre nei praticanti di Astanga yoga. Chi non si attiene alla tradizione e inventa sequenze a casaccio come accade oggi con i vari corsi di "yoga inventati e nomi variopinti" non sta applicando né il Vyayama Vidya né lo Yoga. Questa è la mia personale visione.
      Grazie per la tua risposta.
      Un sorriso anche a te.
      Namastè

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  2. eccellente, Ti do la mia garanzia

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  3. forse, se capisco bene, e per quel poco che posso anche io dare come contributo, direi che il punto su cui focalizzare una discussione costruttiva sia da ricercare nella complessità dell'argomento che si sta trattando... è infatti vero che in Occidente le tecniche Yoga sono state stravolte e hanno anche rappresentato un'ottima fonte di guadagno e lo sono tutt' ora... penso che lo Yoga sia una serie di tecniche, uno strumento naturale, forse il più antico sistema per esplorare l'interiorità e il mistero della mente umana... su questo è nato un sistema complesso... complesso quanto l'uomo... in un sistema complesso ci sta tutto... la coltivazione di una armoniosità e flessuosità corporea, la coltivazione di un rapporto sacro e rispettoso dell'ambiente (alimentazione naturale), l'introspezione psichica e spirituale, le tecniche di concentrazione... forse ho ampliato un pò troppo il discorso ma penso che i due commenti sopra siano ambedue corretti perché facenti parte di UNO ... ci vuole una visione unificata... YOGA = YUG (unire) siamo parti dell' UNO...

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  4. iYENGAR DESCRIVE AL TERMINE DI "LIGHT ON YOGA" IL PERCORSO DI ASANA DA FARE QUOTIDIANAMENTE PER 8 ANNI PER ASSICURARSI IL RAGGIUNGIMENTO DELLO STATO YOGICO! NON HO SPERIMENTATO PERò QUINDI NON SO SE FUNZIONA AHHAHA ! BELL'ARTICOLO MOLTO CONDIVISIBILE!

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  5. Permettimi di fare qualche appunto a quello che dici nel tuo articolo:

    è decisamente un’affermazione forte e opinabile dire che l’ashtanga yoga non è yoga, ma bensì un‘altra pratica chiamata vyayama vidia o yogya, in pratica non yoga, ma un allenamento fisico differente dallo yoga e vorrei spiegare il perché.

    Noto innanzitutto che in tutto l’articolo si parla di ashtanga yoga senza differenziarlo dall’ashtanga vinyasa yoga, è vero che spesso viene sintetizzato così, ma per gli “addetti ai lavori” si sa che c’è un enorme differenza, l’ashtanga yoga è lo yoga come descritto da Patanjalim, sono gli otto passi alchemici del cammino yogico (yama, nyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi) mentre l’ashtanga vinyasa yoga è una pratica di hatha yoga che si centra sul vinyasa, cioè il respiro legato al movimento. Immagino che lo sai, ma in un articolo fatto anche per profani, è giusto dirlo. Tanto per essere ancora più chiari, l’hatha yoga si centra sui primi quattro anga degli otto suddetti, mentre il raja yoga si concentra sui restanti quattro. Questo non significa certo che chi fa hatha yoga non pratica gl ultimi quattro, anzi, ma li sviluppa attraverso la pratica prima dei precedenti.

    Nell’articolo ci dici cos’è yoga e cosa non lo è, dimenticandoti che lo yoga NON è una serie di tecniche, ma è un modo di vivere, di vedere e di fare le cose, è un modo di ricercare e di essere, che annovera al suo interno anche delle tecniche, ma che per essere uno yogi non bisogna per forza fare tutte, come dimostrano moltissimi yogi dell’antichità e più moderni, stiamo parlando di persone che hanno ottenuto risultati concreti, come descritti per esempio nel libro di Paramansa Yogananda.

    Mi sembra un po’ azzardato dire cosa è lo yoga e cosa non lo è, anche se all’interno di una scuola o di un altra magari lo fanno, ma ci sentiamo cosi conoscitori e sapienti da dire cosa è vero e cosa no? Io prenderei più l’atteggiamento di Socrate.

    Dici che tra queste tecniche di yoga ci sono mantra, mudra, meditazioni, ma poi scrivi che le asana "sono solo" quattro secondo il libro “Hatha Yoga Pradipika”e citi le quattro posizioni sedute (padmasana, siddhasana, baddhakonasana e shavasana).

    Ti segnalo un errore che magari ti interessa correggere:

    nell’HATHA YOGA PRADIPIKA non c’è scritto questo!!!

    Infatti al versetto 18:

    Descriverò adesso alcune Âsana adottate da saggi come Vâsishtha e Yogi come Matsyendra.

    In inglese: I will describe some asana endorsed by Vasishtha and other sages, and by Matsyendra and other yogis.

    Nel testo vengono citate e descritte ben più posizioni: svastikasana, gomukasana, virasana, kurmasana, kukkutasana, uttanakurmasana, danurasana, matsyandrasana, pashimottanasana, mayurasana, inoltre dice che ci sono 84 asana e tra queste dice che bisogna sempre praticare siddhasana.

    Ma non è finita qui parla poi di simhasana e anche di bhadrasana.

    Tra queste posizioni citate nel libro, base dell’hatha yoga, cita posizioni molto difficili fisicamente che non sono per spettacolo, ma per fare mayurasana per esempio ci vuole un bel lavoro dietro, anche se poi l’effetto è sicuramente spettacolare da vedere.

    Il libro dice che quelle quattro asana sono le migliori, le altre però sviluppano cosette non da poco, sempre secondo il libro: si va dalla cura di malattie al risveglio della kundalini facendo matsyandrasana, direi non una cosetta secondaria ai fini yogici.
    continua...

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  6. Scrivi poi che la pratica delle altre posizioni è per fini di spettacolo e per esibizione, ci dici che vengono integrate queste pratiche per questioni di longevità e a cosa serve la longevità per uno yogin?

    A che altro serve se non avere più tempo per completare il suo lavoro di liberazione? Senza quel tempo non potrebbe ottenere alcuna liberazione, quindi lo yoga sviluppa si tecniche per ottenere salute e longevità, tecniche che fanno parte dello yoga stesso, che poi si sono state usate e integrate e modificate in tutto il mondo in arti marziali e altre mille pratiche più o meno affini (come il pilates?!?!).

    Inoltre nello yoga si parla dei differenti corpi, che sono proiezioni della stessa cosa sui differenti piani, quindi il corpo fisico riflette l’assoluto è fatto di coscienza stessa, quindi lavorando su di esso lavoriamo sulla coscienza e possiamo divenire coscienti di chi siamo, anche se esso è un’illusione, questo non è farina del mio sacco, ma è yoga.

    Nei veda stessi si parla dei saluti al sole come una pratica di yoga, e vengono pure descritti.

    Dire che Pattabhi Jois era un grande maestro di ginnastica è poco corretto e rispettoso di un uomo che ha dedicato la sua vita all’insegnamento dello yoga, alla sua divulgazione.

    Ha scritto anche un libro che si chiama Yoga Mala che è stato riconosciuto e studiato dall’università di Mysore, infatti il vice-rettore scrive un’ottima presentazione del libro stesso (1962), riconoscendo in Pattabhi uno studioso profondo di autentici testi sanscriti e un diffusore dello yoga, non dice un istruttore di ottima ginnastica.

    Ti invito a leggere il libro di Jois, c’è anche un interessante prefazione che ha scritto poi nel 1997 che potrebbe farti comprendere che ciò che hai scritto è inesatto. Dove dice chiaramente che alcuni pensano che lo yoga sia solo un esercizio fisico, ma cosi non è, dove parla di beatitudine (Ananda). Ti invito anche a leggere Yogamakaranda di Krishnamacharya. In questi due testi infatti si parla eccome di liberazione e di come arrivarci.

    Questi due grandi maestri non hanno mai detto che la sola pratica sul tappetino porta alla liberazione. Ma la pratica sul tappetino porta al controllo del prana e alla meditazione, e alla possibilità di restare seduti per ore in padmasana, quindi non sono pratiche diverse.

    continua---

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  7. Questa è l’opinione di un umile studente che pratica e studia che molte volte ha sentito criticare l’ashtanga vinyasa yoga per un motivo o per l’altro, certo alcune critiche sono reali e rappresentano una crescita, infatti spesso si scredita questa disciplina yogica a causa del modo in cui viene insegnata (la causa quindi non è la tecnica, ma la persona che l’ha interpretata a modo suo o poco studiata e applicata), altre si critica il nome stesso, scelta che Pattabhi fece per onorare il sentiero, spesso si scredita la storia del libro ritrovato e molto spesso c’è chi racconta che Krishnamacharya avrebbe copiato gli allenamenti di soldati occidentali (potrei dimostrarti che sono quest’ultima affermazione è falsa), ma non c’è bisogno di difendere la pratica, lo yoga, la verità non va difesa, non serve, non si può screditare il sole, nessun mortale può toccarlo, però invece di dire cosa è o cosa non è il sole, perché non ci si occupa di ammirarlo e realizzarlo dentro di se? magari insegnando e aiutando gli altri a fare altrettanto ognuno con i metodi più consoni a se stesso?
    Infatti in questa mia risposta non difendo la pratica dell’ashtanga, non serve, si difende da sola, ma ti invito a valutare lo scopo del tuo articolo con delle riflessioni e il mio punto di vista.

    Ti invito a riflettere sul fatto che il tuo articolo potrebbe far nascere dubbi o perplessità in novizi, persone con una disciplina non radicata, debole che magari attraverso l’ashtanga vinyasa yoga poi si avvicinano alla meditazione e allo studio di se stessi, dei testi e della tradizione.

    Fare yoga significa anche rinunciare all’ego e lavorare per l’evoluzione degli altri, questo articolo ti darà forse molta visibilità, ma a quale prezzo?

    La mia è solo una riflessione, non una critica al tuo articolo.

    Grazie
    dell’opportunità.

    Con amore e pace

    Namastè

    post scriptum:

    i miei complimenti, perché non so se volutamente o meno questo articolo è ottimo a livello di MARKETING!

    Infatti rispetta tutte le regole del marketing, già dal titolo, corto, potente contro-intuitivo e con parole chiavi che vengono costantemente ricercate, “ashtanga yoga” e “yoga”. Questo è un modo veloce e potente per ottenere visibilità, parlare di un argomento che viene tanto seguito, in modo contro-intuitivo, il titolo con la negazione è una calamita per attirare molto traffico, lettori in poco tempo.

    L’articolo rispetta tutte le regole del marketing, è corto, in modo che sia di facile lettura, usa parole chiave continuamente e le prime frasi sono perfette per l’indicizzazione su google e sui motori di ricerca (frasi iniziali corte con parole come ashtanga yoga, video youtube e Pattabhi Jois, ottime chiavi di ricerca) e prima ancora di iniziare viene sparata una bella immagine di yoga fatta, manco a dirlo, con la classica tipa da copertina di una rivista patinata o cartellone di uno spot pubblicitario di una marca di intimi, vestita ovviamente di soli intimi che tra l’altro si vedono poco, in una posizione tipica di yoga che vuole fare risaltare...cosa? :-)
    Questo perché poi dici che l’ashtanga è divulgato in video fatti da super modelli e modelle?
    In realtà la pratica modella e scolpisce il corpo rendendolo sinuoso e forte, vero, ma è un effetto collaterale per lo yogin, infatti esso non ricerca questo, ma se viene non lo combatte.

    Infine avrei una domanda per te, se lo yoga è la liberazione dalla ruota del Karma attraverso quello che ci hai scritto, perché dici sul tuo sito e sul tuo canale youtube che lo yoga è una danza e nei tuoi video mostri sequenze di tante asana, che secondo te dovrebbero essere solo quattro, inoltre danzando asana anche in dolce compagnia? tecnica sicuramente non descritta nell’hatha yoga pradipika. Cosa che a parer mio è molto bella, ti faccio i miei complimenti, e sicuramente molto utile da praticare.

    Grazie ancora….

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  8. La riflessione di Paolo mi appare una riflessione congrua, per una civiltà del "tutto possibile", tutto disponibile.
    Una riflessione di chiarezza.
    Non sento critica verso i fondatori, né umana né tecnica, ma certo è che una cosa è aver compreso che tutto può aiutarci a camminare sulla via - anche respirare, camminare o correre o nuotare, pregare o in qualunque modo ritrovare il corpo - un'altra è chiamare tout court "yoga" ciò che può farlo, indipendentemente dagli intenti specifici.
    Molti strumenti possono trasformarci, portarci verso il nucleo di noi, ma non tutti si chiamano yoga.
    Una cosa è camminare in un bosco con una guida naturalistica che ci fa con passione conoscere piante, fiori, insetti e altre meraviglie, un'altra è credere che possa questa guida portarci a scalare la vetta. Metaforicamente lo farà, perché nel bosco puoi trovarti. Ma se per te vetta è la cima del monte - uno stato di coscienza speciale, aria rarefatta e silenzio - allora devi equipaggiarti con altro abbigliamento e chiamare una guida alpina.
    Mi sembra che Paolo volesse solo offrire chiarezza onorando uno strumento, lo yoga, che oggi sta diventando tutto.
    Se poi per yoga vogliamo davvero intendere "qualunque cosa ci fa sentire meglio e ci trasforma", allora siamo liberi di farlo e la precisazione cade.
    Ma è una scelta.
    Aggiungo che siamo tutti alla ricerca di un senso e, quando rispondiamo ad una riflessione altrui, sarebbe bello non dimenticarlo e ringraziare ciò che rende vivo il pensiero. Qualunque sia la via scelta.
    Grazie a tutti quindi del vostro domandarvi

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  9. Raramente scrivo in coda a post di blog ma in questo caso mi sembra opportuno perchè mi consente di esprimermi liberamente su un tema che mi sta caro.

    Pratico da tutta la vita, pratico da prima di sapere che stessi praticando, e proprio per questa graduale e spontanea scoperta la pratica mi si è rivelata come qualcosa che è essenzialmente privo di finalità.

    Ovviamente vi sono delle direzioni e delle mete a breve termine ma nel giorno per giorno la pratica è qualcosa che ci porta attraverso tutto il nostro essere: è un viaggio, una scoperta, un ritorno, un'apertura. Non penso vi siano altri mezzi se non quelli poetici e metaforici per scriverne.

    Potenzialmente tutto è "yoga", ma "yoga" è solo una parola: quando siamo al cospetto di un metodo autentico, di un vero maestro, semplicemente lo intuiamo. Ma questo dipende dalle capacità dello studente, è un gioco a due, nascosto a chiunque altro. E' una storia d'amore unica, irripetibile, originale. Non vi sono copie nè mai vi saranno. Chi può dire chi è benedetto dall'autentico spirito del lignaggio e chi no?

    Che pure vi siano caos, emulazione, competizione... nell'Ashtanga Vinyasa Yoga come in altri stili e discipline. Questo non impedirà ad un praticante puro di percorrere il proprio sentiero.

    Non vi è liberazione. La via del risveglio passa per l'accettazione dell'esperienza di vita per come la conosciamo.

    Nonostante le vie possano apparire tanto diverse mi sorprende che non vi si scorgano ed evidenzino i punti in comune piuttosto che le differenze.

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