domenica 12 novembre 2017

LO STATO NATURALE E IL CAMPO MORFICO




Una vecchia amica ripeteva spesso (e probabilmente ripete ancora oggi) queste parole: "il tema è la relazione".
Relazione con se stessi, relazione con l'ambiente e con gli altri , relazione con l'universo.

Il tema secondo me è la comunicazione.

Lo stato naturale (sahaja) dell'essere umano probabilmente è uno stato di libera e totale comunicazione.

Se pensiamo a ciascuno di noi come ad un campo morfico , una bolla di informazioni, il livello coscienziale dipenderà dall'ampiezza di questa bolla.
Nel liberato il campo morfico è l'universo intero.

Ma se il liberato,l'illuminato, non è altro che l'essere umano nel suo stato naturale, significa che la libera e totale comunicazione di energie (informazioni) dall'interno all'esterno è uno stato accessibile a ciascuno di noi.

Se ciò non avviene, se non vi è comunicazione totale significa che vi sono dei blocchi, dei contenuti psichici che impediscono parzialmente o totalmente di scambiare energie (informazioni).

Questi blocchi credo provengano, in genere, da una specie di malfunzionamento della mente, da ciò che a volte, con i miei allievi, definisco spirale centripeta.

Si tratta di una modalità  di usare il pensiero che non è naturale, ma è appresa. Una modalità che ci porta a recepire le informazioni ed a darle in maniera obliqua o contraddittoria.

Provo a spiegarmi con degli esempi.

Immaginiamo un bambino a cui piace tener pulita la propria stanza.
Un giorno la madre gli dice:
come sei bravo tu.
Tuo fratello invece è proprio uno zozzone.

Il bambino può reagire in varie maniere.
Ma sicuramente comincerà a far caso alla differenza tra le due camere.
Giudicherà la zozzeria del fratello in rapporto alla propria pulizia.

Supponiamo ( si tratta in realtà di un caso raccontato da Itsuo Tsuda e riferito al maestro Noguchi) che i complimenti della madre gli risultino particolarmente gratificanti e supponiamo che cominci a sporcare la stanza del fratello per accentuare il divario.

Caso limite chiaramente.
Ma forse esprime ciò che volevo dire.

Se la madre avesse detto semplicemente: "Che bravo, è molto bello che a te piaccia la pulizia" il nostro ipotetico bambino o si sarebbe limitato a cercar di tener pulita la sua stanza o addirittura si sarebbe messo a pulire le altre stanze.

Perché "IL TENER PULITO è NELLA SUA NATURA".

Il riferimento al fratello ("Tuo fratello invece è proprio uno zozzone") insinua invece nella mente del nostro ipotetico bambino, la malizia.

Nasce un qualcosa che non è nella sua natura.
Una modalità di pensiero che allontana il bambino dalla sua natura.

Se prima che la madre glielo facesse notare puliva per TENERE PULITO, adesso comincia a pulire per essere più pulito del fratello.
E se il fratello comincia a pulire la propria camera, lui comincerà a sporcarla perché l'importante non è più il TENER PULITO, ma essere più pulito del fratello.


Basta una frase per innescare, nella mente, una spirale centripeta che allontana un essere umano dalla sua propria natura.

Il fine del bambino , prima della frase materna, era TENER PULITO.
Dopo la frase muta e diviene: LA MIA STANZA DEVE ESSERE più PULITA DI QUELLA DI MIO FRATELLO.

Faccio un esempio diverso.
Lavoro con le armi bianche da anni.
Mi piace.

E credo di essere abbastanza abile.
Supponiamo di parlare di spada con un gruppo di persone e supponiamo che io dica,citando un vecchio film: " La spada è come il collo di una rondine, se la tieni stretta muore, se molli troppo la presa vola via"

Supponiamo che uno degli astanti commenti la mia affermazione dicendo "Si vede che non hai mai usato una spada in vita tua".

Se in uno stato di non vigilanza faccio penetrare e agire quella frase nella mia mente, l'attenzione , mia e degli astanti, si sposterà dalla spada a ME.

"Cribbio" potrei pensare " Perché costui afferma una falsità del genere?"

E magari comincerei a parlare delle mie esperienze precedenti, andrei a prendere video e foto, chiamerei qualcuno che può testimoniare la mia abilità di spadaccino, o prenderei la spada con l'intenzione di dimostrare quanto sono bravo.

Supponiamo che alla fine dimostri veramente di essere bravo e ottenga il plauso di tutti gli astanti: la frittata egotica sarebbe fatta.

Se in precedenza giocavo con la spada e ne parlavo per il solo piacere di farlo (in qualche modo è nella mia natura) adesso potrei cominciare giocarci ed a parlarne per ottenere il plauso altrui, ovvero la gratificazione egotica.

L'ego si sviluppa nella dinamica GRATIFICAZIONE - PUNIZIONE (Frustrazione).

Quando si parla filosofia realizzativa il discorso si fa più complesso, perché il fine dichiarato è la risoluzione dell'ego. Ma le dinamiche sono le stesse.

Supponiamo che dopo anni di pratica e di letture l'aspirante XXX si convinca che lo Yoga è la pratica del samadhi.
E supponiamo che non abbia mai esperito il samadhi.

Supponiamo che, sentendo e leggendo di altri che l'hanno esperito si senta frustrato.
La frustrazione (PUNIZIONE) avvierà una spirale centripeta che porterà alla rabbia ed alla insoddisfazione.

[Non è cosa rara.
Si dice che sia capitata una cosa del genere a Vivekananda.
Per anni aveva insistito con il suo maestro su questo punto.
Finalmente, con Ramakrishna in punto di morte, V. sperimentò il samadhi.
Quando si riprese ("dov'è il mio corpo? sento solo la mia testa....dove è finito il mio corpo...") corse da Ramakrishna che gli confermò la natura dell'esperienza e gli disse, più o meno (se non sbaglio): " Adesso che sai cosa è l'esperienza del samadhi la custodisco io, tu hai altre cose da fare...."]

Inconsciamente con le armi dell'erudizione, cercherà di dimostrare che tutti coloro che affermano di aver esperito il samadhi sono dei cialtroni o che il samadhi non è strumento essenziale ecc. ecc.

Anche qui c'è uno spostamento dell'obbiettivo .
All'inizio l'aspirante è mosso dall'ardore realizzativo.
La ricerca fa parte della sua natura.
Ricerca perché non può farne a meno.
Quando comincia a farsi viva la frustrazione, il fine diviene l'esperienza soggettiva del samadhi. 

Aumentando la frustrazione il fine diverrà il dimostrare che gli altri non sono ricercatori seri.

L'ego cerca sempre di affermare il suo essere unico.
Cerca sempre di primeggiare perché si alimenta di gratificazioni e le gratificazioni giungono quando si vince, quando si è riconosciuti come il più buono, il più intelligente, il più furbo ecc. ecc.

In questo caso l'aspirante XXX (Vivekananda, per tornare al suo esempio, criticava apertamente le estasi del maestro e dopo la morte di R. si dette un gran daffare per tentare di dimostrare che i discepoli che affermavano di aver realizzato il Sé erano in realtà dei cialtroni) non potendo dimostrare di essere il più qualcosa cercherà di dimostrare che nessun altro è più qualcosa di lui.

Maggiori saranno le sue qualità intellettuali e la sua erudizione maggiori saranno le sue probabilità di successo.

L'aspirante XXX cercherà sempre, il più delle volte inconsciamente, di trarre il peggio dagli altri.

In qualche modo la spirale centripeta del pensiero, è contagiosa.

Quando si innesca quel particolare processo mentale ( 1)
IO AMO TENER PULITO. 
2) SONO GRATIFICATO DAL MIO ESSERE PIÙ PULITO DI ALTRI. 3)SPORCO GLI ALTRI PER NON RISCHIARE DI NON RICEVERE  PIÙ LA GRATIFICAZIONE) si tirano fuori le parti peggiori di sé e degli altri. 

Se nel tempo si è sviluppata una grande capacità di osservazione e si è mossi sostanzialmente da sentimenti positivi nei confronti dell'umanità il processo può rivelarsi positivo.
Ma se la capacità di osservazione è bassa e il desiderio principale, ancorché inconfessato, è quello di primeggiare o di mostrarsi non inferiori ad altri i risultati saranno nefasti.


La natura dell'aspirante è la liberazione.
La spirale centripeta, che definirei nevrotica, che spinge a cercare gratificazioni individuali o ad evitare che altri trovino gratificazioni non è naturale e, se spinta all'estremo, si può trasformare nel seme della sofferenza e del dolore.

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