domenica 12 novembre 2017

LO STATO NATURALE E IL CAMPO MORFICO (Seconda Parte)






Il tema, diceva e dice ancora una mia vecchia amica , è la relazione.
Il tema, dico io, è la comunicazione.
Diciamo che lo stato naturale è lo stato in cui lo spazio interno ( Citta akasha , ciò che chimiamo a volte mente, a volte interiorità, a volte individualità) scambia liberamente energie con lo spazio esterno (Maha Akasha, l'ambiente, l'universo intero) fino a far realizzare l'identità tra Citta Akasha e maha akasha.
Identità che nello yoga è detta Cit Akasha o infinito spazio senziente.
Ciò che impedisce di accedere allo stato naturale sono dei blocchi, dei veli, dei filtri che impediscono la libera comunicazione.

Ovviamente non si comunica solo con le parole, ma visto che stiamo usando parole scritte, si può cominciare ad esaminare il linguaggio verbale.

la comunicazione avviene in tre fasi che vengono chiamate:
Sintassi.
Semantica.
Pragmatica.

La sintassi è la definizione di un linguaggio comune. 


La semantica è la comprensione del significato delle singole parole, delle catene di parole, di ciò che si nasconde dietro le parole. 

La pragmatica è il fine, il risultato.

Nella comunicazione il fine deve essere la trasformazione di uno stato.

Se sono tranquillamente seduto sulla panchina di un parco e X mi avverte che sta cadendo un ramo sulla mia testa, cambio il mio stato fisico e mentale. 

Se X non dicesse niente il ramo mi colpirebbe e magari mi slogherei una caviglia.

In senso stretto X comunica con me sia che mi avverta sia che non mi avverta.

La prima fase della comunicazione, la SINTASSI, ovvero la ricerca di un linguaggio comune.

Se non c'è un linguaggio comune il dialogo, le forme con cui il dialogo si sviluppa, i fenomeni di cui si tratta vengono ammantanti di mistero.

Dove c'è mistero c'è possibilità di una serie di interpretazioni diversissime tra loro che possono innescare delle spirali di pensiero centripete. 

Faccio un esempio (tratto da "Pragmatica della Comunicazione umana" di P.Watzlawick.... ed. Astrolabio):

"In una zona del Canada del Nord il numero delle volpi aumenta e diminuisce con una periodicità degna di attenzione. La popolazione raggiunge la punta massima in un ciclo di quattro anni, poi declina fino alla quasi estinzione, e infine comincia a risalire. [....] non c'è nulla che spieghi tali cambiamenti né nella natura della volpe né in quella di tutta la specie."

Da cosa dipende la ciclicità? 
Sarà un qualche segno interpretabile solo da sciamani indo-americani? 
Sarà dovuta alla legge dei grandi numeri e quindi al caso?

L'aumentare ed il diminuire ciclico della popolazione delle volpi in quella particolare zona resta un mistero fin quando qualcuno non ha l'idea di accostare i grafici ad esso relativi a quelli riferiti ai conigli selvatici la cui popolazione diminuisce quasi fino all'estinzione in corrispondenza del picco della popolazione delle volpi per poi aumentare al diminuire del numero di queste.
Si scopre così che , in quella zona, le volpi si cibano quasi esclusivamente di conigli selvatici.
Quando le volpi aumentano non ci sono conigli sufficienti per tutte, i conigli rasentano l'estinzione , e le volpi cominciano a morire di fame e a fare meno cuccioli ecc. ecc.

Si tratta di un esempio apparentemente sciocco, ma interessante perché realmente accaduto.

La lezione che se ne trae è che:
"un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto in cui il fenomeno si verifica"

Si tratta di un qualcosa di ovvio.
La scoperta dell'acqua calda.

Ma può essere fonte di riflessioni interessanti.

Il Mistero sussiste fin quando non lo si comprende.
Il contenuto di uno scrigno di metallo è misterioso fin quando non si ha la chiave e non la si usa.
Per dirla con Aurobindo: nella filosofia "I MISTERI GALLEGGIANO IN SUPERFICIE".
Maestri come Platone, Buddha, Patanjali, Shankara, Ramakrishna, Ramana Maharishi, Raphael  descrivono la maniera di raggiungere uno stato di Comunicazione totale, che viene definito Stato naturale, Nirvikalpa samadhi o liberazione. 
Ciò che impedisce l'esperienza di quello stato, secondo gli insegnamenti di questi maestri, è una serie di blocchi psichici, o vrtti, o condizioni della mente che conducono l'individuo in quella che qui si è definita spirale centripeta o spirale nevrotica.

Dove per spirale nevrotica intendiamo ciò che allontano dallo stato naturale ed è fonte di dolore, paura, rabbia.

SINTASSI=Ricerca di un linguaggio comune.
SEMANTICA=Comprensione
PRAGMATICA=individuazione delle modalità che possono permetterci di risolvere determinati blocchi.

In quest'ottica il mistero ha interesse solo quando viene svelato.

Se non si supera la prima fase, ovvero la ricerca di un linguaggio comune, l'accedere alle fasi successive è, ovviamente impossibile.

Nell'ambito della filosofia realizzativa si tende spesso a far uso del linguaggio poetico e metaforico, quello che Dante definisce "Linguaggio allegorico".

Non può essere altro che così essendo il linguaggio "degli dei" quello dei miti, dei sogni e delle coincidenze significative.
Ma occorre tener presente che occorre , prima aver "integrato" il linguaggio letterale.

Il motivo di questa che appare come una limitazione, è, se ci pensa, assai chiaro.

Il mondo del linguaggio allegorico è quello che nel vedanta viene definito Taijasa (da Tejas= fuoco), ovvero la dimensione del sogno.

Taijasa possiamo immaginarlo come un territorio diviso in due zone confinanti: Taijasa inferiore e Taijasa superiore.

Le dinamiche, i fenomeni sono identici, ma il primo è legato all'inconscio individuale, condizionato dalle esperienze personali, dalla cultura, dall'ambiente ristretto in cui cresciamo.

Il secondo è legato all'inconscio collettivo ed è illuminato dalle Idee, dagli archetipi universali.

Si può avere il sentore dell'esistenza delle idee universali, ma, contemporaneamente, rimanere intrappolati in taijasa inferiore, incapaci diinvertire la direzione della spirale centripeta del pensiero.

Rimanere intrappolati non è metafora.
Il Jiva (la presunzione d'anima individuale) resta veramente intrappolato in un territorio di simboli e segni, simili a quelli universali, ma connotati da un sapore (rasa) soggettivo o relativo a piccole comunità.

In taijasa inferiore si può credere di essere un Eroe, un Re, o Indra, o Shiva nataraja, ma permane un senso di inquietudine, simile a quello prodotto da certi stati patologici, paranoia o schizofrenia.

In altri termini se definiamo l'individuo come campo morfico o campo di informazione, si può dire che la via dello yoga, attraverso la pratica del samadhi vuole condurre ad ingrandire all'infinito il campo morfico fino a comprendere l'universo e condurre alla dissoluzione nel Brahman.

Nell'individuo intrappolato nel jiva inferiore si tende invece a rinchiudersi nel proprio campo morfico ed a cercare di inglobare gli altri.

Come Niniane per amore, costruisce una bolla dalla quale Merlino non ha più possibilità di uscire, così il Jiva prigioniero cerca di attrarre a sé, sempre per amore, altri individui, altri enti.

Incapace di uscire dalla propria spirale centripeta cerca di farvi scivolare altri per ovviare alla dolorosa solitudine cui si è condannato, giudice implacabile di se stesso.

Bisogna sempre fare attenzione a parlare di distacco o di sacrificio dell'Ego o di illusorietà del mondo empirico.

Perché è difficile per i molti distinguere l'abulia dal distacco, il rifiuto della vita dal sacrificio dell'Ego, le allucinazioni di taijasa inferiore dall'osservazione della relatività del divenire.

Al di là delle più colte disquisizioni scientifiche o filosofiche se il Tema è la comunicazione, ciò che scambiamo è sempre e solo Shakti e Shakti è una delle parole con cui si traduce Amore.

Ma per arrivare alla reale comunicazione occorre eliminare quelle corazze che impediscono l'apertura del cuore.

Occorre avvicinarsi all'interlocutore senza nulla pretendere, ma innanzitutto dobbiamo trovare un linguaggio comune, la SINTASSI.

Le discussioni ed i dialoghi hanno una loro utilità solo se sono finalizzati alla costruzione di un linguaggio comune.
Il linguaggio comune è il veicolo di Amore.

Ma su questo, se si parla tra di noi, ci troviamo tutti d'accordo.
Il problema nasce da ciò che Osho sintetizza in un'unica frase:

"Il contrario dell'Amore non è l'odio, ma la paura".

Si vive costantemente nella paura e le maschere che ci costruiamo e ci siamo costruiti (io per primo) per sopravvivere ad un mondo che sembra così poco disposto ad accogliere la nostra vera natura, diventano alla fine solo un limite alla comunicazione.
"Il Tema, come dice e diceva la mia vecchia amica, è la Relazione".

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