venerdì 5 gennaio 2018

MILAREPA, IL CIBO, IL SESSO E LE CREDENZE


-"I Vegani non ciulano!"- ha esordito tempo fa, durante una cena,un mio amico medico.
Ha citato tutta una serie di studi scientifici secondo i quali la carenza di proteine animali abbasserebbero la libido.
-"Mangiare carne rende aggressivi e provoca il tumore"- dicono i miei amici vegani citando, anche loro una serie di studi scientifici. 
Possibile.
Tutto è possibile. tutto e il contrario di tutto.
Le variabili sono tante quanto gli individui, penso a Zhang san Feng, il maestro taoista creatore del Tai Ji Quan, uomo mite e longevo, che si è cibato per tutta la vita di carne cruda, e penso al mio stato di eccitazione  durante  periodo di fondamentalismo dietetico:  per cinque anni mi sono nutrito di frutta, semi e insalata, concedendomi al massimo uno yogurt ogni settimana e  non mi pare proprio che il desiderio ne abbia risentito.

Già, esistono tante variabili quanti sono gli individui, ma dal momento in cui, orfani della passione politica, abbiamo ideologizzato il cibo e il sesso libri, giornali, forum e Blog si sono trasformati in prati sterminati in cui fioriscono le verità ontologiche e le credenze più varie supportate, ovviamente, da "attendibili studi scientifici".

Quelle che dovrebbe essere,secondo logica, libere scelte dettate dai gusti personali, dall'ambito culturale e dalle naturali predisposizioni dell'organismo, si sono trasformate nelle idee fondanti di reti sociali l'una contro l'altra armate.
Se parlo di dieta vegetariana con i fautori della bistecca al sangue rischio di essere trattato come un deficiente (esistono testi autorevoli sul rapporto tra dieta vegetariana e demenza senile!!!) sulla via dell'impotenza sessuale.

Se, come maestro di yoga, dico, ai vegani, che una bistecca ogni tanto ci può stare, sono capaci di mettermi all'indice come divoratore di cadaveri.
Non sto mica esagerando. Per una battuta del genere un paio di anni fa  sono stato praticamente messo alla gogna.
Che roba!

Il mangiare in un modo o nell'altro, il far l'amore in un modo o l'altro (o meglio, il parlarne) viene immediatamente catalogato come giusto e sbagliato, anzi come Bene o Male dai partigiani delle varie teorie.
La nostra è l'epoca delle fazioni.
Nel mio ambito, quello dello yoga, la situazione è diventata paradossale.
Tutti dicono che yoga significa unione e poi ci si divide anche sull'interpretazione di un singolo sutra di un singolo libro.
Si litiga tra vedantini e tantrici, tra tantrici e neo-tantrici, tra vedantini e neo-vedantini, tra Hathayogin e Ashtanghisti.

Poi si prendono i testi antichi, le scritture vediche, vedantiche, tantriche e buddiste, e si mette il cappello su questa o quella citazione per nobilitare le nostre personali credenze ed opinioni.
Alla fine non si più nemmeno cosa c'era scritto davvero sui testi antichi: siamo così occupati a scegliere le traduzioni e i brani che più si avvicinano alle nostre credenze da eliminare, spesso senza avvedercene, tutto ciò che potrebbe metterle in dubbio.

In un certo senso, per ciò che riguarda lo yoga, stiamo riscrivendone la storia in base alle mode e ai movimenti di pensiero più agguerriti.
Visto, ad esempio che  molti maestri  famosi sono vegani o vegetariani, pacifisti, astemi e ritengono ( o dicono di ritenere) che l'assenza di desiderio sessuale sia una prova dell'evoluzione spirituale, la maggior parte delle persone crede che la pratica yoga sia legata all'alimentazione vegetariana, al pacifismo, e alla continenza se non alla castità.

Si tratta di una credenza  che  poggia su valide basi (ovvero le parole di molti maestri considerati illuminati) e devo dire che,a parte la castità, sono tendenzialmente disposto ad abbracciarla, ma  siamo sicuri che sia in sintonia con gli antichi insegnamenti vedici, tantrici o buddisti?


A leggere, ad esempio, Vita di Milarepa, la biografia del più grande yogin tibetano, vengono dei seri dubbi.

Prendo l'edizione Adelphi, a cura di Jacques Bacot. 

Pg. 161:
"Così detto [Peta, la sorella di Milarepa] mi diede il cibo e il vino. 

Mangiai e bevvi e immediatamente la mia intelligenza si rischiarò. Quella sera la mia devozione ne trasse molto vantaggio."

Pgg. 161-162-163:
"Qualche giorno dopo Dresse venne a trovarmi insieme a Peta, portandomi carne, burro rancido, tsampa e molta birra[...] Se ne andarono e io mangiai i buoni cibi che avevano portato[...] le mie vene [nadi], per via dell'uso dei cibi cattivi [si era cibato per mesi di erbe raccolte nel bosco] si erano tutte annodate e non potevano sostenersi. Quindi la birra di Peta le rianimò un poco.
Le offerte di Dzesse 
[Carne, Burro, Tsampa, Farina] finirono per rianimarmi del tutto.
[...]conformemente alle prescrizioni del rotolo di carta [ il rotolo sigillato che gli aveva dato il Lama Marpa e che conteneva delle formule e l'indicazione di mangiare cibi nutrienti, ovvero Carne, Burro, Vino, Birra....] mi sforzai di realizzare le condizioni di corpo, respiro, pensiero.[...] Capii che la via delle inclinazioni sensuali, che è la via dei tantra, non poteva essere una via normale praticata da tutti. [...] Ne ero debitore a Peta e a Dzesse [...]".

Pg. 180:
"Quand'anche io volessi sopprimere la mia virilità non potrei farlo".
 

Ora considerando: 
1)che Milarepa è considerato il più grande yogi tibetano. 
2)che Milarepa è ineluttabilmente buddista. 
3)che il suo lignaggio è quello di Naropa, ovvero dell'iniziazione sessuale, 
mi piacerebbe molto avere un parere dei praticanti di yoga e degli amici vegani  sulle pratiche di Milarepa che, a suo dire, prevedono l'uso di alcolici e l'utilizzazione del desiderio sessuale.

 

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