sabato 5 maggio 2018

IL KARMA, IL RETTO AGIRE E LA LEGGE DELL'INERZIA




Può essere interessante notare come, talvolta, ciò di cui si parla o si scrive (o si pensa) si fa profezia della vita, e ci si sorprende nel riconoscere, nelle azioni altrui e nelle nostre, negli eventi casuali che trasformano la nostra esistenze, le conferme a teorie di cui si è discusso in un passato più o meno recente.

L'agire e il non agire sono alla base di quello che qui chiamiamo Yoga. 

Paradossalmente, nello Yoga, per azione si intende l'essere agiti
Nel senso che normalmente si crede di agire ma, essendo sottoposti alla Legge Naturale (chiamiamola così) senza "conoscerla" siamo in realtà agiti dagli impulsi e dalle impressioni che insorgono come reazione agli stimoli esterni.

Nell'agire siamo sottoposti alla legge, e quando si incontrano degli ostacoli ci fermiamo ad analizzarli con la mente raziocinante. 
Soffriamo quando non li superiamo e gioiamo quando li evitiamo o riusciamo a proseguire un cammino prefissato. 

Nello Yoga per giusta azione si intende il Vero Agire, cioè l' azione che segue la legge naturale con la qualità (rasa) di un fiume che scorre...Surrender.

Il nostro agire in questo caso è in un certo senso la Legge. 

Per non azione si intende invece essere la causa stessa della legge. 

Il movimento è, in un certo senso, sempre apparente, 
sia  per colui la cui l'azione è sottoposta alla legge, 
sia per colui la cui azione è in identità con la legge, 
sia per colui la cui azione è causa della legge. 

Sarà la percezione del movimento a mutare. 

Agire-giusto agire-non agire corrispondono all'essere sottoposti alla legge, essere la legge ed essere la causa della legge. 

L'agire si esprime attraverso il movimento rettilineo, l'accelerazione o l'inerzia. 

Parlando di guna, si può affermare che ciò che riguarda l'agire si colora maggiormente di Tamas e Rajas. 

La giusta azione si esprime attraverso il movimento morbido ed onnipervadente. 
Ovvero si colora maggiormente di Sattva

Il non agire è il rimanere immobili ed osservare il mondo girare intorno a noi. 
Siamo causa di movimento e direzione, i tre guna sono in perfetto equilibrio. 

Si potrebbe dire che l'agire corriponda a quello stato che alcuni definiscono di veglia (visva

Il retto agire allo stato di sogno (taijasa). 

Il non agire allo stato di sonno profondo (prajna

Il "liberato", nello Yoga, è colui che è al di sopra dell'azione, della giusta azione e della non azione. 

Il liberato è colui che è oltre la legge ed ha completamente trasceso i tre guna. 

Nello stato di Prajna (non azione) si sperimenta l'unità e l'equilibrio. 

La non dualità è cosa che riguarda solo il quarto stato (Turiya)

Sia nella giusta azione ssia nell'azione sottoposta alla Legge c'è movimento e c'è direzione. 
L'unica differenza consiste nel fatto che la giusta azione si esprime attraverso il movimento giusto e la direzione giusta per quel particolare istante. 

Giusta azione è il gesto perfetto:
giusta intensità, giusto ritmo (tempo), giusta direzione. 

L'azione sottoposta alla Legge produce karma futuro e non ha il potere di risolvere né il karma passato né il karma presente.

La giusta azione è comunque azione e quindi produce karma

Tutte le azioni producono karma. 

La giusta azione produce karma futuro e risolve il karma presente, ma non risolve il karma passato 

Nella non azione, infine, il karma presente è risolto e non si produce karma futuro

Ma il karma passato non è risolto, non può essere risolto perchè è rappresentato dal nostro corpo e dalla nostra interiorità (ovvero i cinque Kosha, o guaine,intese come corpo fisico, corpo sottile, corpo mentale, corpo dell'intuizione e corpo dellabeatitudine).

In altre parole i "semi"  che hanno condotto a questa particolare e irripetibile nascita umana sono ancora presenti. 

La non azione è il luogo delle infinite possibilità.



Facciamo un esempio banale: 


Dormo.

Sono nello stato di sonno profondo.
Sono, per dirla in termini vedantici, identificato con la guaina della beatitudine : anandamaya kosa.

Un rumore improvviso mi fa sobbalzare.
Non sono cosciente del luogo in cui mi trovo, ma avverto il battito cardiaco, il sudore freddo, il peso del corpo sul materasso.

Cerco di vedere dove mi trovo e dopo essermi abituato all'oscurità riconosco la mia stanza da letto.
ho la gola secca e cerco di produrre ed ingoiare la saliva....

Faccio un bel respiro per tranquillizzarmi e sento il profumo delle piante del terrazzo portato dalla brezza notturna.

Realizzo che il rumore è stato prodotto dal vento che ha aperto una finestra chiusa male. 



Lo stato di sonno profondo è lo stato della non azione, del perfetto equilibrio (non della trascendenza!) dei Guna. 
Non ho coscienza di nessuna azione, di nessun movimento, di nessuna direzione. 
Sono beato, ovvero in uno stato di non contrapposizione con alcun ché
Alcuni lo definirebbero stato non duale, ma non è esatto.

Improvvisamente qualcosa mi fa uscire dallo stato di beatitudine. 
Un suono. 
Può essere interessante a questo punto, osservare l'ordine della manifestazione degli elementi secondo la Tradizione: 

1) Il suono si manifesta nell'Etere. 

2) Il suono ed il sentire (nel senso di oggetto del tatto) si manifestano nell'Aria. 

3) Il suono, il sentire, la luce si manifestano nel fuoco. 

4) Il suono , il sentire, la luce, il sapore si manifestano nell'acqua. 

5) Il suono, il sentire, la luce,il sapore, l'odore si manifestano nella terra. 


Il luogo della volontà coscienza', anzi del cosiddetto "organo interno" diciamo che è il sesto cakra (in mezzo alla fronte). 
Il luogo dell'Etere, dell'udito diciamo che è il quinto cakra (la gola). 
Il luogo dell' Aria, del tatto diciamo che è il quarto cakra (plesso cardiaco). 
Il luogo del Fuoco, della vista diciamo che è il terzo cakra (ombelico e per alcuni il plesso solare). 
Il luogo dell'Acqua, del gusto diciamo che è il secondo cakra (sotto l'ombelico) 
Il luogo della Terra e dell'odorato diciamo che è il primo cakra (perineo). 


Il sonno profondo é prajna. 
Prajna è la non azione che si esprime come assenza di contrapposizioni, beatitudine priva di dolore. 

Chi avrebbe la voglia di uscirne? 
Eppure basta un suono per farci "svegliare". 
Significa che il desiderio di sperimentare la vita non è estinto, non è risolto, semplicemente dorme, pronto a risvegliarsi ad ogni impulso esterno. 

Il risveglio dal sonno profondo è, in un certo senso, la "ri-creazione" del mondo manifestato da parte dell'anima individuata. 

Per prima cosa il desiderio si manifesta come suono-udito (manifestazione dell'elemento Etere): 
il rumore mi fa svegliare 

L'udito nasce da OM il suono é OM. 
A U M si manifesta nell'etere e da A U M si manifestano gli altri elementi sottili e grossolani. 

Dall'elemento Etere procede l'elemento Aria (YAM): 
Ho la percezione del battito cardiaco, del sudore freddo, del peso del mio corpo 

Dall'elemento Aria procede l'elemento Fuoco (RAM): 
metto "a fuoco " gli occhi e comincio a percepire/riconoscere la mia stanza da letto 

Dall'elemento Fuoco procede l'elemento Acqua (VAM): 
produco saliva e la inghiottisco perché ho la gola arsa 

Dall'elemento Acqua procede l'elemento Terra (LAM): 
sento il profumo delle piante ed ho finalmente il quadro completo di ciò che è accaduto. 

Infine aderisco completamente al mondo di veglia (Visva). 


La non azione è legata allo stato di sonno profondo. 
Nello stato di sonno profondo vi è perfetto equilibrio dei guna, non trascendenza. 

Se vi fosse trascendenza  non potrebbe mai esserci l'oscillazione tra coscienza di veglia e coscienza di sogno. 
Non potrebbe esserci  possibilità di manifestazione. 

Lo stato di sonno profondo racchiude in sé lo stato di sogno e lo stato di veglia: è lo stato delle infinite possibilità. 

L'identificazione del jiva con lo stato del sonno è infatti ciò che si definisce "corpo causale",  la causa stessa della manifestazione. 

Prajna non è lo stato in cui i guna sono trascesi, ma lo stato in cui la materia non è ancora stata colorata dalle qualità e giace allo stato potenziale. 

L'acqua superiore, l'oceano nero di prima dell'inizio. 

Prajna è Inerzia illuminata dalla coscienza

Prajna è equilibrio originario di tamas/rajas/sattva e causa della manifestazione degli elementi grossolani. 

E quindi è in sé stato tamasico, chè conduce, non foss'altro che in potenza, alla metallizzazione. 


Prajna è la cima del monte meru. 
Se le ali non sono aperte non si può far altro che rotolare giù. 

Chi ha compiuto delle giuste azioni rotolerà più vicino alla vetta di altri, ma sempre si tratta di un rotolare verso il basso. 

La schiavitù dell'uomo è la legge dell'inerzia.

Nessun commento:

Posta un commento