venerdì 11 maggio 2018

PATAÑJALI, LA PRATICA DEL SAMADHI



Tutti i lunedì sera, nella sede  di Madreterra a Padova, Laura ed io facciamo degli incontri di approfondimento  sugli Yoga Sutra insieme agli allievi della scuola di formazione Hathayoga&Mindfulness Citra che dirigo insieme a Chiara Mancini. Esperienza molto interessante, non credevamo che analizzare dei versetti in sanscrito  e discutere delle sottigliezze della filosofia indiana suscitasse tanto entusiasmo.

Quello che segue è parte del materiale che abbiamo distribuito per il secondo incontro.  
Un sorriso, 
P.


IL SAMADHI (I,17)



Yoga Sutra I,17:
Vitarka vichara ananda asmita rupa anugamat samprajnatah

Traduzione di Raphael: 
“La condizione di conoscenza è quella accompagnata dall'argomentazione, dalla deliberazione, dalla beatitudine dal senso dell'io sono. 

Traduzione nostra:

“[Quella particolare] condizione di coscienza/conoscenza (saṁprajñāta[1]) [che dà la possibilità di comprendere e trasformare] la forma materiale (rupa[2]) [viene realizzata] in seguito (anugamāt) [all’esperienza di quattro stati denominati] vitarka [o conoscenza basata sulle ipotesi e le congettu-re], vicāra [o conoscenza basata sull’investigazione e il ragionamento], ānanda [stato di beatitudi-ne derivante dall’unione con l’oggetto di conoscenza] e asmitā[3] [identità con l’oggetto di conoscenza].

Il Sutra I,17 descrive quattro tipi di samadhi. 
Il samadhi è conoscenza diretta della realtà. Ciò significa che non vi è distinzione tra OGGETTO di conoscenza e tra SOGGETTO conoscitore.
Per meglio comprendere è necessario esaminare i concetti di अस्ति asti - भाति bhāti - प्रिय priya.
 प्रिय priya, dalla radice PRA che significa insorgere , sbocciare, è tutto ciò che è piacevole, bello a vedersi, amabile, adorabile, beato e portatore di beatitudine. 

भाति bhāti dalla radice bhā che significa luce, significa apparire sembrare, luccicare, scintillare ecc.
अस्ति asti dalla radice AS che significa essere vuol dire Esso (lui, lei) E', ma anche esistere, essere stare...
Bhāti è la "luce propria" di un oggetto, ciò che dà origine alla forma con la quale lo si può "conoscere". 
La vera forma (स्वरूप svarūpa) di un oggetto, sarà quindi la forma che appare senza sovrapposizioni mentali, come diretta emanazione della luce propria dell'oggetto, bhāti.
Il samadhi con seme è quindi la conoscenza diretta che nasce dall'unione fusione del conoscente con l'oggetto di conoscenza. 
तर्क vitarka significa argomento.
In questo caso è il nome del tipo di samadhi che insorge dalla concentrazione su un pensiero particolare, un seme.
Per esempio medito su OM NAMAH SIVAYA, comincio ad intravedere la sua struttura triplice (nama= mondo delle forme, Ya = jiva individuato, Siva = assoluto) e la sua struttura quintuplice (NA- MA-SI-VA-YA) che rappresenta i cinque poteri della manifestazione (creazione, distruzione, mantenimento, velamento , grazia) fin quando i pensieri cominciano a girare da soli fino a farmi perdere il concetto dell'individualità e la consapevolezza del voler conoscere-comprendere e la mente si identifica completamente nel mantra, che rimane come seme (pratyaya). 
विचार vicāra significa, idea, concetto. 
In questo caso è il nome dato al secondo tipo di samadhi. L'idea è ciò che sta "dietro all'oggetto, è il noumeno. La differenza tra il Vitarka samadhi ed il vicāra samadhi è, banalizzando, una differenza di "spessore". Il primo (vitarka) indica un pensiero più grossolano, si utilizza cioè l'intelligenza ordinaria. Per citare Dante si potrebbe parlare di "piena comprensione del linguaggio letterale". In un certo senso VITARKA è il samadhi della coscienza di veglia.  Il secondo (vicāra) utilizza una intelligenza più sottile. L’intelligenza intuitiva che fa svelare, in un attimo, il significato di simboli ed allegorie.
Si potrebbe parlare di "piena comprensione del Linguaggio allegorico". Se l'attenzione nel vitarka samadhi è su un oggetto, in vicāra vi è la possibilità di comprendere la reale natura di tutti gli oggetti. 
Vitarka è una freccia che centra il bersaglio stabilito.Vicāra è la possibilità di tirare la freccia verso qualunque bersaglio. In un certo senso è il samadhi della coscienza di sogno. Il terzo tipo di samadhi è आनन्द ānanda che significa gioia, beatitudine, grande piacere sessuale..., detto anche सानन्द sānanda . È la beatitudine indifferenziata, è lo stato della conoscenza assoluta permeata dall'ignoranza assoluta. Lo si può collegare allo stato coscenziale di Prajna o sonno profondo. 
Il quarto stadio o tipo di samadhi è dettoअस्मिता asmitā ed è riferito con l'Uno, l'Essere, l'Antico dei giorni.Asmitā può essere tradotto con egoismo e rappresenta qui l'identità con Isvara . Quattro specie di samadhi, quindi, (corrispondenti ai quattro dhyana del buddismo) che vengono definiti samprajñāta ovvero con conoscenza ad indicare che esistono ancora dei contenuti che possono essere ridotti alla dialettica Soggetto conoscitore-oggetto di conoscenza.  Ricapitolando avremo: 
Vitarka o savitarka (corrispondente al primo "dhyana" del buddismo) collegato al ragionamento empirico, al linguaggio letterale ed allo stato detto visva stato di veglia.
 Vicāra o savicāra (corrispondente al secondo dhyana del buddismo) collegato alla comprensione intuitiva (tipica ad esempio del fare arte), al linguaggio allegorico ed allo stato detto Taijasa.
Ānanda o sānanda (corrispondente al terzo dhyana del buddismo) collegato all'identità con le idee/dei, al linguaggio morale ed allo stato detto prajña. 

asmitā o sasmitā (corrispondente al quarto dhyana del buddismo) collegato all'identità con l'uno principiale, al linguaggio anagogico ed allo stato detto di Isvara. Questi quattro livelli sono collegati tra loro nel senso che non si può accedere ad uno stato senza aver esperito e stabilizzato i precedenti. 

La stabilizzazione dei livelli del samadhi è chiamata Amākalā , uno dei nomi o poteri della Dea, che si potrebbe, secondo me, tradurre come Arte(
कला kalā ) divina o arte dell'immortalità (अमर amara sta per immortale, eterno, dio). Oltre questi quattro tipi o livelli del samadhi ve ne sono altri che si possono considerare dei "gradini" indispensabili a salire da un livello all'altro. 

Si è detto ad esempio che il vitarka o savitarka samadhi è legato alla conoscenza/identificazione di/con un oggetto "grossolano" (un pensiero "grossolano") in un certo senso si tratta di un processo teso a svelare gli "effetti di un oggetto. Quando la mente si identifica completamente con l'oggetto grossolano o il ragionamento empirico c'è uno stacco, un momento di (apparente?) assenza, si può fare l'esempio (banalizzando)di una persona completamente concentrata sulla soluzione di un problema matematico o un gioco enigmistico. Il momento in cui ha o crede di aver colto la soluzione non ha le parole per dirlo, ma il ragionamento che lo ha condotto a tale soluzione cessa improvvisamente. iI totale assorbimento nella soluzione del problema ed il conseguente isolamento da tutto ciò che può interferire con tale soluzione è definibile vitarka samadhi. Il momento di cessazione dell'attività che precede il momento della espressione della soluzione è detto NIRVITARKA samadhi e Patanjali lo citerà nel sutra I,43:
smriti partisuddhou svarupa sunyeva artha matra nirbasa nirvitarka 

nella traduzione di Raphael: 
“Quando la memoria è purificata e la mente perde la sua propria forma e soltanto la conoscenza reale dell'oggetto (di concentrazione) risplende, si ha lo stato di concentrazione senza argomentazione (nirvitarka)”.
In pratica si ha la "percezione" (?) della "vera forma" dell'oggetto e di ciò che di quella vera forma è "causa", ovvero ciò che prima abbiamo definito भाति bhāti, la luce propria di un oggetto, senza le sovrapposizioni create dalla mente. 
Nirvitarka samadhi, ovvero la conoscenza consapevolezza della vera "natura" di un oggetto conduce al samadhi detto vicāra o savicāra, la coscienza/conoscenza o la possibilità della coscienza/conoscenza della reale natura di tutti gli Oggetti. 
Si è sul piano delle energie sottili, taijasa, il piano di sogno. Anzi si può dire che savicāra è la piena coscienza di sogno. L'identificazione nella coscienza di sogno diviene in un certo senso "oggetto di conoscenza". 
Il gradino successivo è nirvicāra, il momento in cui cessa anche il pensiero della identificazione con il piano delle energie sottili e conduce al sānanda samadhi caratterizzato dalla pura beatitudine.
Ovviamente anche il piacere/beatitudine, a sua volta, può divenire oggetto di conoscenza. 
Quando cessa questa possibilità si ha il nirānanda samadhi che conduce alla consapevolezza dell'IO SONO, o sasmitā samadhi
Questi 7 livelli [sei per il vedanta nel quale (cfr. Indian Psychology, Volume 1, di Jadunath Sinha) Sānanda e nirānanda sono considerati un unico stato) rappresentano l'insieme dei samadhi samprajñāta o samadhi con conoscenza. 
La rivelazione della coscienza di veglia vitarka o savitarka samadhi è relata alla conoscenza dei Bhuta o elementi grossolani (etere,aria, fuoco,acqua, terra) ed al loro risolversi l'uno nell'altro(la terra si discioglie nell'acqua ecc.).
La rivelazione della coscienza di sogno vicāra savicāra samadhi è relata alla conoscenza dei Tanmatra ovvero gli elementi sottili (suono, sensazione tattile, luce/colore,sapore, odore).
La rivelazione della coscienza di sonno profondo o della beatitudine che nasce dalla armonizzazione degli opposti ānanda sānanda samadhi è relativa ai sensi ovvero alla possibilità di percepire ed interpretare gli elementi sottili.
La rivelazione dell'unità primordiale asmitā sasmitā samadhi è relativa alla comprensione di ahamkara come funzione e non come individualità.
 Il tutto si può ridurre al processo introspettivo del Chi sono ovvero alla meditazione (cfr.samkara aparokshanobhuti) su 
Ko'ham (chi sono io).
 Na'ham (non sono).
So'ham (sono questo). 
Meditazione-concentrazione sugli elementi grossolani (vitarka): io non sono (na'ham) il corpo fisico.
Meditazione concentrazione sugli elementi sottili (vicāra): io non sono il corpo energetico, le energie sottili, i movimenti emotivi. 
Meditazione concentrazione sulla coscienza sensitiva (ānanda): io non sono la mente che percepisce le diversità e la molteplicità. 
Meditazione sull'IO sono (asmita): Io sono l'unità degli opposti. 



[1] Saṁprajñāta o samprajñāta viene solitamente tradotto con “conoscenza accurata”. Sam si può interpretare come “insieme, con”.
Prajna, usato spesso come sinonimo di buddhi, è inteso come conoscenza, ma indica una particolare forma di energia, o śakti, legata alla dea della musica e dell’eloquenza, sarasvatī, e all’ādi-buddha. Swami Vivekananda nel suo commento al sutra I,17 attribuisce a saṁprajñāta il significato di acquisizione del potere di controllare la natura:
In the Samprajnata Samadhi come all the powers of controlling nature. It is of four varieties [qui descrive i quattro stati o varietà di sampra-jñāta]...There is no liberation in getting powers. It is a worldly search after enjoyments, and there is no enjoyment in this life; all search for enjoyment is vain; this is the old lesson which man finds so hard to learn. When he does learns it, he gets out of the universe and becomes free. The possession of what are called occult powers is only intensifying the world, and in the end, intensifying suffering. Though as a scientist Patanjali is bound to point out the possibilities of this science, he never misses an opportunity to warn us against these powers.
[2] Rūpa, o rupa, significa “natura, forma, apparenza fenomenica, colore, spettacolo”, ma visto l’uso del termine saṃjñā nel versetto 15, molto probabilmente va inteso come uno dei cinque skandha buddisti col significato di “forma, corpo materiale”.
[3] Asmi è la prima persona singolare del verbo essere, “Io sono”, quindi asmitā viene tradotto solitamente con “egoismo”. In questo caso è da intendersi come entrare in identità con l’oggetto di conoscenza (rupa).

Nessun commento:

Posta un commento